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#BloggingTheBrave: BabbOnLine

Mi sono capitate tante mamme blogger a cui sottoporre l’intervista cattiva per #BloggingTheBrave, ma mai un papà.
Così, dopo la mamma creativa, quella che si occupa di food, la mamma super social e geek, etc., ecco a voi il primo papà blogger che si sottopone alle mie domande.

Conoscete Daniele, ovvero BABBOnLine?

babbonline

Ecco, se avete curiosità di vedere il punto di vista di un papà blogger, ve lo suggerisco caldamente: con estrema semplicità e schiettezza lui racconta la sua vita da papà, i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, le grandi gioie e le difficoltà dell’essere genitore.
Sebbene non voglia farci sapere molto di se e della sua vita, lui si apre in maniera genuina… ma solo come e quanto decide lui. Quindi poco importa chi sia, cosa faccia nella vita reale e quale sia la storia prima di essere papà, lo si deve leggere tra le righe tutto questo, così, noi curiose gossippare, restiamo a bocca asciutta.

Ed ora, ecco come risponde all’intervista.

BABBOnline

babbonline-bloggingthebrave

 

Uno dei rarissimi papà blogger italiani. Già questo ti dà una caratterizzazione nell’ampio panorama dei blogger. Ma come ti è venuto in mente di scrivere di pappe e pannolini? Pensi che prima o poi ti stancherai?
E’ iniziato tutto con una mail inviata ad un mio amico, papà di due bambini, che si è trasferito all’estero per lavoro. Erano passati pochi mesi dalla nascita di mia figlia e gli avevo scritto per raccontargli questa mia prima esperienza. Mi era piaciuto questo scambio di esperienze, idee e confidenze tra padri. Così ho pensato di aprire il blog. L’ho inteso proprio nella sua accezione originale di “diario elettronico”. Racconto quello che mi succede e parlo di quello che sento e vedo intorno a me o che leggo sui giornali. Non si tratta di un blog di consigli o dritte sulle tematiche tipiche dei bambini, come allattamento, pappe o svezzamento. Questo lo lascio alle mamme, decisamente molto più brave e competenti di me.
Per quanto durerà il blog? Non credo sia per sempre. Scrivere dell’essere padre implica necessariamente parlare anche di mia figlia. Pur non mettendo sue foto, parlo anche di lei, senza il suo permesso. Non mi ci vedo a parlare della sua adolescenza, ripensando alla mia non mi avrebbe fatto piacere. Magari evolverà in altro. A me piace scrivere e dipenderà dalle idee che avrò sui post da pubblicare.

Perché non c’è una cavolo di pagina in cui scrivi chi sei e cosa fai? Perché questo alone di mistero attorno a te?
Non si tratta di un alone di mistero, almeno non è voluto. Da questo punto di vista non sono un vero e proprio blogger, con la visibilità che di solito si collega a questo ruolo nel web. Mi piace scrivere e raccontare storie. Quando leggi qualcosa che ti piace, come ad esempio un libro, non ti interessa sapere che faccia abbia lo scrittore. Pur scrivendo di me e della mia famiglia, sono un tipo abbastanza riservato.
Mi piace l’idea che chi legge i miei post lo faccia perché gli interessa quello che scrivo e non per la curiosità da “grande fratello” di sapere cosa ha fatto Mario Rossi, il suo vicino di casa o il suo collega di ufficio.

Riuscire a ricostruire chi sei e cosa vuoi dire non è facile guardando a primo colpo d’occhio il tuo blog, d’accordo che è difficile fare una treccia a tua figlia, ma forse aiutare uno sguarnito lettore a navigarti, sarebbe bello. Sto da almeno un’ora cercando una diavolo di categoria (oltre al menù principale nella home del blog), uno straccio di tag da seguire… ma niente, niente di niente. Secondo te è cosa buona e giusta?
E’ veramente cosa buona e giusta. I miei post parlano per me e nel titolo c’è già tutto: un babbo (un papà per i non toscani) on line. Non riuscirei a dividere i miei post in categorie o indicare tag. Sembra difficoltoso seguirmi? No, dai. Basta iscriversi ai feed o, anzi meglio, mettere un “Mi piace” alla pagina FB del mio blog per poter leggere tutto quello che scrivo io o i post di altri che condivido. Anzi, mi raccomando, mi aspetto tanti nuovi lettori, anche loro, coraggiosi.

Davvero pensi che le mamme sappiano fare squadra? Sei sicuro di questa affermazione?
Magari non tutte insieme ma è sicuramente più facile trovare delle mamme con le quali fare squadra. Quando incontri un papà difficilmente sei in grado di capire a priori quale sia la sua interpretazione di quel ruolo, magari non è ha mai portato sua figlia al parco o va solo a vedere la partita di calcio del figlio. Qualche settimana fa volevo andare con mia figlia alla pista di pattinaggio, ho pensato che potevamo andare insieme a qualche sua amichetta con i papà ma a quel punto la mia rubrica sia era praticamente ridotta a zero pensando a chi avrei potuto chiamare. Così siamo andati noi due e arrivati lì abbiamo trovato un paio di bambine che conoscevamo insieme alle loro mamme.

I tuoi lettori sono più mamme o più papà? Con quali ricerche arrivano a te?
Decisamente più mamme. Probabilmente se scrivessi di calcio avrei moltissimi papà lettori. Ad essere sinceri, ai papà interessa poco leggere dell’esperienza degli altri papà. Qualcosa si sta muovendo in questi anni con siti dedicati ai papà ma siamo ancora lontani anni luce dalla partecipazione delle mamme. All’inizio, considerando le tante mamme che leggevano e commentavano i miei post, pensavo che ci fosse una specie di effetto “elephant man”, in questo caso “dad man”. Ma allora anche i papà fanno le stesse cose di una mamma?
Credo che i miei lettori siano arrivati al blog attraverso le condivisioni dei miei post su FB, la lettura di alcuni articoli usciti sui pochi papà blogger e attraverso il retweet dei miei cinguetii.

Sei dentro i gruppi whatsapp scolastici? Che ne pensi? Perchè i papà se ne tengono spesso e volentieri fuori? Sarebbe un mondo migliore se li gestiste voi, non credi?
Durante gli anni della scuola dell’infanzia siamo riusciti a rimanere fuori dal gruppo whatsapp dei genitori, mi bastava quello che mi veniva raccontato per scoraggiare anche solo l’installazione di whatsapp sul cellulare. Il primo gruppo al quale ci siamo iscritti è stato quello del corso di ginnastica di mia figlia, tra spostamenti di lezioni ed assenze improvvise era impossibile continuare a rimanere fuori da questo canale comunicativo.
La tecnologia può essere veramente di aiuto ai genitori di oggi che sono sempre di corsa. Per la scuola, al posto del gruppo su Whatsapp suggerirei di utilizzare una mailing list gestita dalla rappresentante di classe. La mail non è istantanea e non è invasiva. La messaggeria istantanea porta a ricevere e leggere il messaggio pochi secondi dopo che l’altro l’ha scritto e la velocità favorisce risposte al volo, molto spesso senza pensarci più di tanto sull’onda emotiva di quello che si è letto. Scrivere una mail richiede più tempo e più riflessione.
Perché i papà se ne tengono fuori? Basta leggere le decine di messaggi e di faccine per decidere sulla maglietta della recita dei bambini o per il regalo alle maestre. Ci vorrebbero due gruppi: uno per le comunicazioni della rappresentante ed uno dedicato alle mamme nel quale si potrebbero sbizzarrire in commenti, faccine e foto dei compiti.

Hai mai preso il congedo parentale per stare a casa per più dei 3 giorni canonici?
Mia figlia è nata in estate e, quindi, avevo programmato, in abbinamento ai 3 giorni previsti, un paio di settimane di ferie. Non ho preso il congedo parentale, mi sono potuto organizzare attraverso giorni di ferie o permessi orari, come ad esempio per il periodo dell’inserimento all’asilo nido quando mia moglie era appena rientrato a lavoro.
Sono un sostenitore del congedo paterno, sulla pagina FB del mio blog puoi trovare tante condivisioni di articoli, studi europei ed esperienze estere su questo tema. Per farlo decollare basterebbe mettere alcuni mesi esclusivi per il padre e con un’alta percentuale di remunerazione, in una famiglia quando si tratta di decidere chi resta a casa si fanno i conti, specialmente quando, come con l’arrivo di un figlio, le spese aumentano in modo esponenziale.

Nella vita di tutti i giorni, a lavoro, sanno che sei un papà blogger? Se a noi mamme ne dicono di tutti i colori, a te cosa dicono?
Non lo sanno. Un blogger riservato è una contraddizione in termini? Te l’ho già detto che non sono un vero blogger (vedi domanda 2). Comunque ho la mia strategia, se me ne dicessero di tutti i colori ne farei un arcobaleno.

Fatti una domanda acida e datti una risposta altrettanto acida.
“Se fossi in te mi darei un obiettivo, se non raggiungi almeno i 1.000 lettori entro l’anno potresti anche chiudere tutto. Che ne dici?”
“Probabilmente tu lo faresti, ma io non sono te.”

E grazie mille a Daniele!

Per sapere di più su Daniele – BABBOnline e per seguirlo, ecco i suoi contatti:

Cosa è #BloggingTheBrave?

#BloggingTheBrave è nuova rubrica in cui intervisto colleghi blogger che hanno intenzione di sottoporsi a qualche domanda scomoda, inopportuna e irriverente.
Tutte domande personalizzate, niente di scontato, di preconfezionato.

E tu sei abbastanza Brave?

Se anche tu sei un blogger e vuoi essere intervistato e inserito nelle interviste#BloggingTheBrave, mandami una mail a micaela_l77@yahoo.it con il link al tuo blog e vedrò di sistemarti!
Se vuoi segnalare un blogger in particolare a cui fare qualche domanda, scrivimi e vedrò se il blogger in questione si presta al gioco.

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