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Essere genitori vuol anche dire essere approvati dai figli?

Essere genitori è difficilissimo, lo è sempre stato e sempre lo sarà.
Amen.

Ho partecipato al primo di quattro incontri tra genitori ed esperte psicologhe e psicoterapeute per parlare di educazione, rapporto genitori-figli, metodi…
Sappiamo tutti quanto sia difficile essere genitore: il nostro obiettivo è quello di cercare di commettere meno errori possibili e di fornire ai nostri figli strumenti sufficienti affinchè possano fare da soli e realizzarsi.

Essere genitori non vuol dire essere perfetti

Credere di essere perfetti e di non fare errori è pura utopia, rassegniamoci del tutto all’evidenza dei fatti!
Siamo imperfetti e commetteremo errori.
Possiamo sperare di non farne di troppo grandi.
Possiamo provare a migliorarci. Ma non saremo mai perfetti. Soprattutto agli occhi dei nostri figli.

A questo primo incontro erano presenti esperti del settore e parecchi genitori. Segno, questo, che la tematica è molto sentita e siamo sensibili all’argomento. Sentiamo che dobbiamo prepararci di più, crescere e capire, soprattutto vogliamo essere pronti!
Questo, sicuramente, è un segno molto positivo.

Tra i partecipanti come “ascoltatori”, c’erano anche parecchi insegnanti. Segno anche questo decisamente positivo.
Quando ci si mette in discussione, possono uscirne solo cose buone.

Essere genitori: le regole

Il primo incontro era intitolato: “La regola delle regole“.

Come dettare delle regole? Quali e quante? Come trasferirle? Come gestire la naturale opposizione? La mia esperienza da figlio, come influenza il mio essere genitore?
Come sono cambiati i rapporti genitoriali oggi?

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Questi sono stati alcuni dei tanti interrogativi sollevati quel pomeriggio.
Ognuno ha fornito il proprio contributo, dato dalla propria esperienza come figlio e la conseguente esperienza come genitore.
Abbiamo convenuto sul fatto che oggi le informazioni a cui accedono i nostri figli (tutti), sono molto più veloci, dinamiche, interattive. Le persone sono in contatto con un paio di click. E’ naturale che i metodi educativi del passato non possono essere presi tout court e riproposti.

Che tipo di genitore sono e voglio essere?

Del resto, non esiste una formula unica efficace, esistono momenti in cui si possono applicare determinati stili comunicativi, fermo restando che il nostro modello comportamentale è alla base di tutto. E soprattutto: la coerenza.

Siamo genitori autoritari o autorevoli? Permissivi o menefreghisti?
Cosa è meglio? Soprattutto: esiste un meglio?

Dipende.

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Uno su tutti è stato l’intervento che ho maggiormente apprezzato e che mi ha fatto maggiormente riflettere. E’ stato di una mamma.

Dopo aver ascoltato diversi contributi, esperienze di genitori presenti, domande e riflessioni fatte dagli esperti, è intervenuta timidamente lei ed ha sbaragliato i presenti, perché forse, almeno io sicuramente, nessuno si aspettava una riflessione del genere.

Essere genitori e cercare il consenso dei figli

Perchè abbiamo questo bisogno di ricevere approvazione continua da parte dei nostri figli?
Perchè ci sentiamo in dovere di spiegare ogni nostra singola scelta, ogni nostra regola, ogni nostro gesto agli occhi di bambini, il più delle volte, anche incapaci di comprendere appieno il significato profondo di determinati discorsi e pensieri?
Perchè cerchiamo sempre un loro consenso, mettendoli quasi sul nostro stesso piano e sminuendo il nostro ruolo genitoriale?
Osserviamo poi che siamo noi stessi che stiamo innescando questo meccanismo, non sono i nostri figli a richiedercelo, non vogliono affatto questa responsabilità, non la richiedono, non la cercano, siamo noi che in automatico ci stiamo comportando così.

Il bisogno di spiegare anche quando non è del tutto necessario

E’ vero che i bambini capiscono tutto.
Ma è anche vero che dipende dall’età del bambino: se io dico ad uno dei miei figli di non correre in mezzo alla strada, tirando un urlo sovrumano quando vedo che uno di loro è partito per la tangente e sta correndo proprio in mezzo ad una strada, non devo stare lì a giustificare: “Sai mamma non voleva urlare – e invece sì che volevo urlare! – mi dispiace averti spaventato – e invece è giusto che tu ti sia spaventato, almeno la prossima volta stai più attento – perchè potrebbero accadere fatti incresciosi e pericolosi se corri in mezzo ad una strada e sbuchi davanti ad una macchina all’improvviso e blablablabla…
Far scegliere al proprio figlio una scuola primaria piuttosto che un’altra, sapendo perfettamente che lui sceglierà soltanto in base all’amichetto del cuore che avrà con se, tralasciando tutti gli altri aspetti che noi (forse) riusciremmo a cogliere, potrebbe non essere la scelta vincente. Sapere che mio figlio va contento in una scuola che non ritengo adatta/giusta/pratica, non va bene: da quando un bambino di neanche 6 anni deve scegliere del proprio futuro scolastico? Non siamo noi in grado di scegliere responsabilmente per lui?
Non stiamo parlando della scelta delle scuole superiori (cosa che, anche lì, uno gli da gli strumenti e poi scegliesse lui di conseguenza), stiamo parlando di scuola primaria. E vi assicuro che ho sentito anche di questi discorsi (non in quella sede, per fortuna!).

Consideriamo poi, che i bambini hanno un livello di comprensione diverso dal nostro, basti pensare anche solo al tempo di attenzione totalmente ristretto che hanno: noi si parte con la nostra filippica, con le nostre spiegazioni e loro sono capaci di ascoltarne soltanto il primo 10%, se ci dice bene e il resto è fiato quasi sprecato.

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E se non riusciamo a trovare approvazione?

Questa mamma chiedeva a se stessa e a noi presenti: perché cercare l’approvazione e la condivisione di vedute da parte dei nostri figli?
Perchè ci sentiamo buoni genitori se le nostre scelte sono condivise anche dai nostri figli?

E se questa poi non avviene, pensiamo ad esempio durante la fase adolescenziale dove la contrapposizione sarà inevitabile (e giusta!), ci sgretoleremo come genitori perché vedremo un individuo che non ci dà più ragione e non condivide più il nostro pensiero? Non sapremo fronteggiare una loro disapprovazione, nonostante le tante giustificazioni e spiegazioni che noi diamo alle nostre decisioni, prese proprio per il loro bene?

E ancora, quando dobbiamo fermarci nella giustificazione dei nostri atti e nelle spiegazioni? Possibile che i nostri figli non debbano avere la certezza quasi granitica che su certi aspetti i genitori potrebbero essere infallibili e che devono quindi fidarsi senza nemmeno porre troppe domande?

Ecco… vi lascio con questa serie di domande su cosa significhi essere genitori… domande che ancora mi risuonano nelle orecchie e alle quali sto cercando di dare risposte.
Voi ce le avete?

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