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Genitori separati: situazioni paradossali

Avete visto il film “Mamma o papà?” con i bravissimi Paola Cortellesi e Antonio Albanese?
No?

E’ un film che fa davvero riflettere, facendo talvolta anche sorridere, di un sorriso però un po’ amaro.

Mamma o papà? – storia di una separazione

La storia. Brevemente.
Loro sono sposati da diversi anni ed hanno 3 figli grandicelli, sono entrambi professionisti, lei ingegnere capocantiere e lui ginecologo in ospedale.
Hanno una bella vita, una bella casa, agio, amici… ma qualcosa tra loro non va. Il loro rapporto si è spento, si è affievolito, inghiottito dalla routine, dal tempo mai speso insieme, dai pensieri e dalle solite cose da fare.
In maniera del tutto civile e di comune accordo, decidono che è ormai arrivato il momento di separarsi definitivamente, organizzandosi con i figli come meglio sia per loro.
Insomma, sembra davvero filare tutto liscio. Fa riflettere e lascia un po’ di malinconia questa fase, ma dico… ci può stare, via.
Tutto cambia d’improvviso quando lei scopre che lui ha una storia parallela con una giovane infermiera.
Ecco. E’ lì che comincia la guerra vera tra i due. Una guerra che ricorda molto, in alcune scene la guerra dei Roses, vi ricordate? E al tempo stesso è profondamente diversa.

Genitori separati: Guerra a tutti i costi

Ed è una guerra non a togliere all’altro i figli, come si potrebbe immaginare in questi casi, ma è una guerra a come sbolognare all’altro la responsabilità, l’accudimento e la vita stessa dei figli.
Insomma, tutto al contrario.
In nome di una ritrovata libertà, in nome di una nuova vita fatta di soddisfazioni lavorative, appuntamenti con altre persone e leggerezza, nessuno dei due vuole i figli proprio per evitare che l’altro abbia la tanto agognata libertà di azione, il campo libero, la testa senza pensieri.
Quando poi il giudice dice che non ne può più dei loro continui ripensamenti e decide di chiedere poi ai figli con chi vogliano andare, i genitori toccano davvero il fondo di ogni bassezza umana.
Pur di apparire agli occhi dei propri figli come il genitore meno adatto con cui vivere, riescono a combinarne di ogni… senza pensare al danno, al dolore e all’umiliazione inflitta ai ragazzi, completamente disorientati, soli e afflitti.

I punti di riferimento si sovvertono, anzi, non esistono più. I ritmi di vita cambiano completamente da un giorno all’altro. Bugie, sotterfugi e malignità sono il pane quotidiano… per cosa?
Per un guerra infinita? E chi vince in questa guerra? Si è felici facendo questa guerra?
Ma soprattutto, questa guerra è veramente quello che si vuole? Possibile non riuscire a ragionare, passata la sfuriata iniziale e vedere che chi ci sta rimettendo, in tutto questo, sono proprio i ragazzi?

Un occhio esterno

Ovvio. Sto dicendo banalità. Ma a volte, proprio perchè sono banalità, non vengono più prese in considerazione. Tanto, una volta che ci si sta dentro le questioni, tutto il resto che è fuori non capisce, non può capire, non può vedere. E invece vede.
La telecamera riprende tutto, registra tutto. Loro non si rendono conto, ma l’obiettivo cattura espressioni, gesti, e silenzi. Tutto.

C’è una via d’uscita?

Un film che evidenzia che i non detti sono più pericolosi dei detti, che il silenzio urla.
Un film che sottolinea quanto i figli captino, anche senza che noi ce ne accorgiamo e quanto poi riportino indietro il messaggio che arriva, dandoci una lezione di vita.
Un film che lascia uno spiraglio (grazie a Dio!), una speranza: abbiamo tutti il dovere e il diritto di avere e dare e concederci una seconda chance.

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