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Imparare le tabelline giocando

In occasione delle giornate della scienza alla scuola primaria delle mie bimbe, quest’anno ho voluto partecipare portando un po’ di giochi a base di tabelline da realizzare in classe, perché imparare le tabelline giocando, potrebbe essere la chiave di svolta per alcuni bambini.

imparare le tabelline giocando

L’anno scorso ci andò papà Marco a parlare di computer e di informatica, quest’anno mi sono lanciata io!

Imparare le tabelline può essere noioso, si sa, ci siamo passati tutti. Ognuno poi escogita il suo modo per sopravvivere e per ricordare meglio i risultati.
Non credo che esista un metodo unico che valga per tutti. C’è chi si affida a filastrocche e canzoncine (aiuto validissimo!), chi a storielle e immagini, chi a ragionamenti e conte varie.
Sono metodi che vanno tutti benissimo.
E poi, per allenamento, ci sono tantissimi giochi che si possono fare.

Innanzitutto, ho presentato alcuni numeri che svolgono una funzione “speciale” nelle moltiplicazioni e che valgono sempre, moltiplicati a qualsiasi numero.

Ho presentato questi numeri come si fa con dei personaggi, caratterizzandoli, facendoli visualizzare ai bambini come qualcosa che si può toccare.

imparare le tabelline giocando

Partiamo con lo “0”.
Ecco.
Lo zero è una grande gomma da cancellare nella moltiplicazione. E’ una gomma grande e rotonda, che cancella qualsiasi numero le si presenti affianco nella moltiplicazione, che sia esso piccino o fatto da un sacco di cifre, poco importa. Lo zero cancella tutto.

Poi c’è l’1.
Eh. L’uno. Poveretto. Quello sta lì, impalato, zitto zitto, piccoletto. E’ uno solo. Che può fare!? Niente. Non fa niente. Assolutamente niente.
Lui è pigro, nemmeno ci prova a fare qualcosa. Rimane immobile e pensa ai fatti suoi.
E infatti qualsiasi numero moltiplicato per uno rimane se stesso. Che si tratti di un numero ad una cifra o a un milione di cifre, non cambia niente. Rimane quello che è e l’uno si fa i fatti suoi sbadigliando.

Poi parliamo del 10.
Ah. Il dieci! Che simpaticone!
Lui è un compagnone, uno a cui piace fare amicizia, lui come incontra un numero sente immediatamente che gli vuole bene e che gli vuole dimostrare la sua amicizia regalandogli qualcosa. E allora guarda nelle tasche per vedere cosa può regalargli, perchè lui vuole proprio far vedere che il suo affetto è vero, è sincero, è reale.
E alla fine decide che gli regala una cosa molto importante. Gli regala il suo zero, che accompagnerà d’ora in avanti il nuovo amico, in segno della loro amicizia.
Così, qualsiasi numero moltiplicato per 10, ha uno zero in più. Ed è bellissimo!

Un altro personaggio particolare è il 9.
Il nove è un tipo che si fa delle domande. E’ uno che non riesce a starsene per i fatti suoi, come incontra qualche numero gli chiede almeno 2 cose. Sempre quelle.
Vi faccio un esempio.
Supponiamo voler svolgere la moltiplicazione: 9×4.
Immaginiamo che il signor 9 incontra il signor 4.
Signor 9: “Salve signor 4, come ti trovo bene stamattina! Vorrei chiederti un paio di cosette. La prima: tu, prima di essere 4, cosa eri?”
Signor 4: “Ero 3, carissimo!”

– e scriviamo un bel 3 per ricordarci –

3

Signor 9: “Benissimo, caro 4. Grazie dell’informazione. Ma ora mi serve sapere un’ultima cosa e poi non ti disturbo più. Senti, per curiosità, quanto ti manca per arrivare a 10?”
Signor 4: “Bhè… mi manca 6 per arrivare a 10”.

– e scriviamo un bel 6 di fianco al 3 precedente –

36

E così, ecco che è uscito fuori il risultato: 9×4 = 36.

E questo dialogo va bene per qualsiasi numero per arrivare a sapere la tabellina del nove. Provate! Questo è un gioco carinissimo, se si inventano sempre nuovi dialoghi tra i due numeri. Imparare le tabelline giocando è meglio, no?!

Ovviamente ho portato in classe anche il trucchetto della tabellina del nove da svolgere con le dita delle due mani… ed è piaciuto parecchio.
Abbiamo fatto giochi a squadre con le tabelline, abbiamo imparato che le tabelline servono per capire subito quanto spazio si percorre in un determinato tempo ad una determinata velocità… e insomma, abbiamo applicato concretamente le tabelline per scoprire chi è più veloce.
Diciamo che, giocando così, forse, ci si diverte e si impara senza troppa noia.

Dal mio canto, poi, diciamo che ho realizzato un mio piccolo sogno: stare dietro la cattedra per un paio d’ore e vedere cosa significa.
Questo, in realtà, più che un mio sogno, era quello che avrebbe voluto per me, mio padre. Lui, validissimo insegnante di matematica, serio, appassionato e motivatore.
Lui, che riusciva ad insegnare regole ostiche anche ai muli, lui che sapeva fulminarti con uno sguardo e innalzarti con un sorriso.
Avrebbe voluto questo per me. Ho studiato matematica perché lui mi ha trasmesso questa passione, ma come insegnante, non sarei mai stata alla sua altezza.
Dico che questa piccola esperienza, molto probabilmente, lo avrà fatto sorridere lassù.
Sono uscita da quelle aule commossa. Davvero tanto.

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