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Inizio giornata senza sveglia

Il mio inizio di giornata è senza sveglia.
Ho smesso di usarla più di 8 anni fa, ovvero da quando è nata la mia primogenita Miriam.
Non è una mia deliberata scelta di vita, un modo per essere al di sopra delle righe, un mio rifiuto di civiltà o altro. C’è qualcun altro che ha deciso per me che tanto la sveglia non serve.

mattina-senza-sveglia

I miei figli non sono mai stati dei dormiglioni: fino ad un paio di anni fa, riuscivano a svegliarsi alle 5 di mattina, non tutti e tre, ma almeno uno.
Quando erano più piccoli, recuperavano il sonno facendo il pisolino delle 9, alla facciaccia mia, in pratica quando ormai il mio ritmo sarebbe dovuto essere a regime perchè la giornata era nel pieno svolgimento.
E da allora, le cose non sono tanto diverse.
Non si svegliano più alle 5 (salvo alcuni casi, non del tutto rarissimi!). Ma poco ci manca.
Come comincia ad albeggiare, già li senti che si muovono nel letto… e non è questione di raggi del sole che filtrano dalla finestra, ho provato anche a tappare bene ogni infiltrazione di luce. Ma niente di fatto.

svegliarsi-allalba

Quando è sera, Marco si ostina ancora a mettere la sveglia del cellulare.
Non so se il suo sia inguaribile ottimismo oppure paura che nessuno di noi si svegli perchè intossicati da monossido di carbonio, nel qual caso la sveglia sarebbe comunque inutile.
A qualsiasi ora lui la punta, stai pur certo che la mattina successiva, mezzora prima che suoni,si presenta qualcuno nella stanza con le più disparate richieste: acqua/pipì/freddo/caldo/fame/mal di pancia/incubo/mamma è giorno!

Il mio inizio non è lento e riflessivo

Non sono tra le mamme privilegiate e volenterose che invece si alzano mentre il resto della casa è ancora sotto le coperte, che godono di quella mezzora di tempo tutta per se,  che osservano i pargoli ancora assopiti e riflettono su quanto siano cresciuti e piccoli al tempo stesso e che vorrebbero intrappolare quell’attimo in eterno.
Non sono tra le mamme che approfittano dell’ascolto del silenzio o del borbottio della macchinetta del caffè.

caffettiera-mattina
La mattina per me non inizia lentamente, inizia subito che mi alzo di scatto: un giorno di questi sicuro mi parte un embolo o cado a terra per sbalzo repentino di pressione.
In genere le prime parole che pronuncio, con la bocca ancora impastata di sonno, sono: “Ecco, un attimo!
Ora che ci penso queste sono le stesse identiche parole che pronunciavo tutte le mattine quando ero soltanto figlia: mia madre mi chiamava ed io rispondevo così, oppure rispondevo grugnendo qualcosa di incomprensibile. Vabbè, insomma, siamo lì. Non è che sia cambiato poi molto a quanto pare.
Segno che inizio e fine, coincidono, almeno nel mio caso.
Il cerchio si è chiuso. Sarà contento Eraclito.

tazza-di-te

Il mio inizio è in quarta, anzi no, in quinta!

Le mie mattine iniziano subito con la quinta ingranata: alzati, prepara la colazione al volo per tutti, sistema in giro, controlla la merenda, richiama all’ordine millemila volte: “Miriam hai preparato lo zaino?
Melania vatti a lavare i denti!
Massimo, mettiti i calzini!
Vai a fare tu la spesa oggi?
e così a rotazione infinita, roba che se mettessi su una registrazione della mia voce che dice queste stesse frasi tutte le mattine, nessuno noterebbe la differenza (un po’ come accade a Rosita nel film Sing, avete presente? Sì, lo so che avete presente!).

Il mio inizio giornata è così: veloce, senza pensare, senza titubare, senza tergiversare, senza.
Forse perché il tempo che avrei potuto godere per me stessa, in realtà l’ho investito in sonno. O forse perché tanto lo so che, se anche riuscissi a svegliarmi prima dei miei figli, nel giro di 3 minuti mi ritroverei con tre anatroccoli che mi trotterellano dietro e tutte le mie intenzioni di fare colazione in silenzio e assorta nei miei pensieri e nella mia calma svanirebbero nel nulla. Il che mi farebbe iniziare la giornata già in un grande senso di frustrazione e nervosismo. E non andrebbe affatto bene.

anatroccoli-con-la-mamma

photo credits: https://www.reference.com/

Quindi il mio inizio è così.
Un po’ per scelta imposta da altri e un po’ anche no.

Il tuo?

[Questo post partecipa agli esercizi di scrittura del gruppo Aedi Digitali, con tema #Inizio.]

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2 Comments

  • Reply Serena 21 febbraio 2017 at 16:17

    Siamo solo a 10 mesi di convivenza con la piccoletta e mi sento già parte del tuo club. Le mie parole, però, sono uno strascicato “Ora arrivo, eh…”, seguite dalla speranza che il padre sia più veloce o più attivo di me. Capita spesso e volentieri, devo dargliene atto.
    Gran bell’inizio 🙂
    P.S. Ci vediamo di là 😉

    • Reply Micaela 21 febbraio 2017 at 16:24

      Grazie, grazie e grazie.
      Non sapevo di cos’altro parlare se non di ciò che conosco meglio: della mia vita.
      Quindi grazie ancora.

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