Balbuzie: scovate le cause, trovata la soluzione

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Dopo aver intrapreso un cammino logopedico con Massimo (4 anni compiuti a febbraio) per la sua balbuzie, eccoci agli aggiornamenti di rito.

Il percorso non è particolarmente impegnativo, nel senso che sì, soprattutto se si considera che lo stiamo facendo privatamente, di sicuro il nostro portafogli non può dire altrettanto, ma di certo è che ci ha impegnato una volta a settimana, in maniera del tutto serena.

La balbuzie, che era sorta e cresciuta esponenzialmente durante il periodo delle vacanze natalizie, è stata presa per le corna e ora le cose sembrano essere sotto controllo: Massimo riesce a non “ingolfarsi” più come prima, tranne che in certe circostanze che abbiamo saputo isolare e capire ed ha molta più fiducia in se stesso.

Inizialmente la logopedista aveva additato il mio rapporto ultra protettivo nei confronti del bambino, come causa scatenante del problema del linguaggio: minavo la sua autostima, lo trattavo ancora da bimbo piccolo, non lo mettevo sullo stesso piano delle altre figlie e via discorrendo.
Questa rivelazione è emersa parallelamente al corso sulla genitorialità che stavo frequentando, altro momento in cui mi sono messa molto in discussione e in cui ho rivisto miei modi di fare, di agire, di rapportarmi con i miei figli.
Insomma, ho attraversato un momento in cui prendevo schiaffi in faccia ovunque mi girassi, era come se una eco continuasse a ripetermi:

“E’ colpa tua, è colpa tua… è colpa tuuuuuaaaaaaa!”

Non vedevo via d’uscita se non annullarmi e ricominciare.

E invece no. Dai.
Commetto errori e continuerò a farlo, ma riesco a raddrizzare il tiro, ad essere autocritica e a risolvere la situazione. E ammesso non ci riesca, ammesso anche non me ne renda conto in tempo, cavoli: “I nostri figli crescono nonostante noi”, come continuava a dirci la docente del corso.

Ma ritorniamo al tema: la balbuzie.
Dicevo, Massimo la sta risolvendo, le cose sono migliorate tantissimo.
Sarà questo il frutto delle sedute di logopedia? Può darsi.
Sarà che doveva comunque succedere, visto che poteva trattarsi di un fenomeno di passaggio che si sarebbe risolto anche da solo? Può darsi.
Ma abbiamo capito alcuni aspetti che non avevo notato.

balbuzie massimo

Balbuzie: Cosa c’è che non va?

Siamo riusciti ad isolare la situazione che rende favorevole la balbuzie: l’essere sopraffatto da bambini più grandi, che anticipano le sue parole, le sue mosse e le sue azione, finanche i suoi pensieri.
Questo accade in casa con le sorelle, che stanno sempre un passo avanti a lui e spesso lo precedono, inevitabilmente, nelle risposte, nei discorsi, nel trovare le soluzioni e le parole giuste, togliendogli il tempo necessario che gli serve per elaborare lui stesso in autonomia una sua soluzione, un suo modo per togliersi di impaccio o di aggiustare le cose.
Stessa cosa accade anche quando sta a scuola: frequenta una classe mista, alla scuola dell’infanzia, composta principalmente di bambini che a settembre andranno in prima elementare, quindi si tratta di bimbi che hanno compiuto o stanno compiendo ora, 6 anni. I piccoli come lui sono una minoranza. E anche qui non ha una situazione di “parità” con gli altri, ci sono bimbi che ricreano le stesse dinamiche che si creavano in casa. Insomma, lui non ha mai una situazione in cui lui abbia le stesse potenzialità degli altri bambini presenti e ne soffre, o meglio, questo fatto lo frustra inconsciamente e fa sì che tutto questo si traduca in un nervosismo di fondo che viene espresso tramite il linguaggio e talvolta anche in un atteggiamento aggressivo.

Bene. In casa ho risolto presto: zittisco le sorelle nel momento in cui mi rendo conto che lo stanno soverchiando, o meglio, ho spiegato loro, in separata sede, che Massimo ha bisogno dei suoi tempi e che fare le cose al suo posto o farle prima di lui non è piacevole per lui e per nessuno e che la stessa cosa darebbe molto fastidio anche a loro se capitasse. Sembra abbiano capito, anche se l’indole della “mammina”, “crocerossina” che noi esseri femminili abbiamo intrinseca è veramente un coltello dalla lama sottile, che riesce a fare più male che bene agli altri.
Il mantra che continuo a ripetere a loro è: “Fatti i fatti tuoi, se ti chiede aiuto glielo dai, altrimenti… fatti i fatti tuoi!”
A scuola, più che parlarne con le maestre, non è che posso pretendere altro: gestire una classe mista non è affatto semplice, Massimo sembra aver trovato un equilibrio con i bambini più grandi e aver gestito la cosa.

Fatto sta che le cose migliorano. E io ne sono fiera.
Sono fiera perchè Massimo sta superando un piccolo grande ostacolo, e diciamolo: se prima era sempre colpa mia, ora, sarà anche un pizzico merito mio?!
Cavoli!

2 commenti

  1. Cara Micaela, sono contenta di questo tuo aggiornamento su Massimo! Bravi!!! Tutti e due!
    Noi invece siamo ancora in cammino…la balbuzie c’è ancora e ancora non abbiamo capito come aiutarlo… E io sento ancora forte l’eco: “E’ colpa tua, è colpa tua… è colpa tuuuuuaaaaaaa!”…

    1. In realtà anche noi siamo ancora in cammino, il problema non si è risolto del tutto, ma credo che siamo sulla strada giusta.
      Tappati le orecchie e non ascoltare quell’eco, ok?

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