Il vento del cambiamento della famiglia

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A seguito di un incontro di domenica scorsa, mi sono soffermata a scrivere due righe sul vero cambiamento dei ruoli, sul cambiamento della famiglia e sul forte vento che soffia…
Eccole.

Definizione della famiglia stereotipo (quindi, per i più, anche felice): mamma a casa a cuocere torte e a “fare sacrifici” (che brutta cosa l’equazione famiglia = sacrificio, che cavolo si mette al mondo a fare un figlio se poi lo si definisce un sacrificio?), papà fuori casa che lavora tutto il giorno e che si disinteressa di ciò che riguarda la vita della famiglia.
Siamo più o meno negli anni ’50, catapultati in quel periodo lì e non ci siamo poi mossi più di tanto da allora. Quella di cui parlo, è una distinzione così ben delineata, da non lasciare spazio ad imprevisti e sbavature, un modo per poter poi additare eventuali responsabilità in maniera precisa, un mondo perfetto, dove tutto trova l’incastro al posto giusto, malgrado quelle che sono poi le vere esigenze delle persone che compongono proprio quella stessa famiglia, le loro volontà, desideri e inclinazioni.
Neanche lo si deve pensare che quella vita potrebbe essere cambiata, diversa: la società vuole questo, la società giudica in base a questo, se si scardina anche solo un punteruolo di questa tenda, allora il vento trascina tutto via e sono guai.
E così è stato: i cardini di questa tenducola da campeggio sono stati fatti saltare in aria, la tramontana grossa del cambiamento li ha estratti uno per uno, e ora la tenda veleggia alta nell’aria, sbatacchiata dal vento, senza riuscire a trovare una nuova forma e senza neanche riuscire a trovare nuove fondamenta e punti fermi.

famiglia cambiamento

Il nostro voler essere uguali in diritti e doveri agli uomini, giustamente, ha cambiato e rivoltato le cose, ma non le ha del tutto migliorate, anzi. Noi donne ci ritroviamo con il doppio, se non il triplo di incombenze e con l’ostinata testardaggine di dover dimostrare al mondo intero che siamo capaci a fare tutto, a farlo bene, se non meglio di un uomo. Senza aiuti, senza fatica e col sorriso. Nient’altro?
Dall’altra parte, gli uomini si stanno adeguando a questa nuova vita, a questo interscambiarsi di ruoli, a questo modo di essere complementari, fluidi, senza dover per forza applicare un determinato modello, perché ogni famiglia, oggi, è un modello a parte, difficilmente se ne trovano due con orari, abitudini, impegni e incastri identici. Molto difficilmente.
Quindi da una parte abbiamo le famiglie che non sono più “La famiglia” e dall’altro abbiamo la mentalità che è ancora antica, obsoleta, cieca, giudicante e sprezzante di quelle che possono essere le pietre del cambiamento.

Tempo fa, parlando con Marco, paventavamo l’idea di cambiare le cose: io tornare a full time a lavoro, e lui prendere il part-time. Era un ragionamento fatto così, per cercare di far quadrare le cose, poi abbiamo deciso di non intraprendere questa strada per motivi pratici, ma quando lui si è trovato a parlarne con qualcuno (madri e padri anche loro), si è sentito dire: “Ma chi te lo fa fare? Non ti conviene che sia tua moglie ad occuparsene?” e robe simili, con facce sbigottite e bocche storte.
Bhè, avrei voluto dire a questi simpatici soggetti:

“Signori miei, io non so che concetto voi abbiate di famiglia e non so se è esclusivamente grazie a quell’antica distinzione di ruoli, che vi sentiate più o meno uomini e più o meno donne, ma sappiate che mio marito è la seconda spalla su cui si appoggia il mio mondo: insieme sorreggiamo la nostra volta celeste, Atlante era da solo, noi siamo in due. Non ci sono: mio, tuo, non c’è convenienza o opportunismo, c’è gioco di squadra, c’è partecipazione e c’è un unico obiettivo comune. Se per voi questo è voler essere meno uomini, bè… ce ne fossero di “meno uomini” come lui, il mondo sarebbe sicuramente migliore, ed esisterebbero un sacco di famiglie più felici!”

Finchè un papà che si prende un congedo parentale, verrà visto come un evento “eccezionale”, finchè una mamma che va in trasferta di lavoro per una settimana verrà vista come colei che si disinteressa della famiglia, finchè ci saranno queste etichettature e queste becere sottolineature di comportamenti fuori gli schemi, soliti dei nostri nonni, non venitemi a parlare di parità.
Tantomeno di femminismo.

2 commenti

  1. Cara Micaela
    Questo post mi tocca il cuore. Sarà che io mi trovo a fare la mamma lavoratrice a tempo pieno con un marito a casa (ma purtroppo non per scelta )…e certo che ci si integra e sostiene a vicenda, e certo che ci si viene in soccorso nelle incombenze quotidiane!
    Sarebbe bello per noi donne avere la possibilità di riappropriarci profondamente del naturale ruolo di cura della vita di chi ci è attorno, sarebbe bello poter scegliere di lavorare meno ore senza essere penalizzate economicamente…
    Altra considerazione: sacrificio = fare una cosa sacra… se penso a questo significato, direi che è una parola che ben si addice a noi donne e mamme: chi fa una cosa più sacra di noi, per natura deputate alla trasmissione della vita?
    Scusa per questi pensieri sparsi, è che ultimamente penso molto al ruolo che la attuale società vuol dare a noi donne, e al ruolo che invece io vorrei poter svolgere…

    1. Hai fatto bene a ricordare il vero significato della parola “sacrificio”. Mi piace. E dà più valore a tutto quanto. Grazie davvero.

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