Come aiutare bambini con problemi di linguaggio

Sono frequenti le famiglie che si trovano a riscontrare dei lievi disturbi di linguaggio e dei piccoli ritardi nella parola nei bambini dai 2 ai 5 anni.
L’ho sperimentato sulla mia pelle e sto continuando anche con Massimo ad avere qualche problema di pronuncia e di costruzione della frase, ma lui ha ancora 2 anni e mezzo, e non ho fretta.
Ci sono già passata e, a differenza della prima volta, voglio prendere le cose con più serenità. 
Partiamo dal presupposto che questa non è la fine del mondo, che i bambini sono “normalissimi” e che non si tratta di malattie, ma di piccole difficoltà che ognuno affronta e supera con i propri tempi e i propri mezzi e le proprie voglie.
Diciamo anche che non sempre serve correre dal logopedista, ma può aiutare, soprattutto se sono le educatrici e le maestre della scuola dell’infanzia ad indicare di rivolgersi ad uno specialista (come mi è successo con Miriam e per questo le ringrazierò sempre), perchè loro hanno l’esperienza e la sensibilità opportune a capire quando è il caso di ricevere aiuto e quando invece si può temporeggiare.

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Detto questo, però, ci sono dei piccoli accorgimenti e delle piccole cose che noi genitori possiamo fare per stimolare e aiutare i bambini.

Come aiutare bambini con problemi di linguaggio

Tra i vari suggerimenti che ho ricevuto io nel corso degli anni e che ho riscontrato validi ci sono questi:

  • Stimolare i bambini a mettere in ordine delle sequenze logiche: fosse anche solo per vestirsi, ad esempio: cercare di capire cosa fare prima e cosa fare dopo, si indossano prima le mutande e poi i pantaloni, … O anche come mettere in ordine la stanza, seguendo un certo criterio. Il prima e il dopo. Utile. Fondamentale. Per noi semplicissimo, per i bambini un po’ meno.
  • E poi leggere loro tanto, tantissimo. Fa bene. Sotto tutti i punti di vista. Nella fattispecie, serve anche fare loro domande attinenti la storia appena ascoltata: Cosa ha fatto cappuccetto rosso quando è andata nel bosco? E il lupo come ha fatto ad arrivare per primo dalla nonna? Serve ad affinare il linguaggio, a fissare le parole, a comprendere i meccanismi di causa-effetto.
  • Parlare. Tanto. Di tutto. In maniera a loro comprensibile.
  • Rispondere alle domande del bambino in maniera esaustiva, completa… certo, mantenendosi ai livelli di comprensione di un bambino così piccolo, è chiaro. Ma mai prendere sotto gamba una domanda. Mai. So perfettamente che può essere estenuante e stremante, soprattutto quando siamo stanchi a fine giornata, ma è fondamentale!
  • Non parlare come fa il bambino: se l’acqua lui la chiama “Bumba”, noi dobbiamo continuare a chiamarla “Acqua”, ad esempio.

Vi riporto anche un paio di consigli sulla gestione degli eventuali errori di pronuncia o altro, perchè non sempre è costruttivo stare lì a correggere immediatamente:

  • Riprendere e correggere solo un problema alla volta e concentrarsi su quello. C’era, ad esempio, Miriam che aveva difficoltà nella pronuncia di diverse consonanti e poi di sillabe, alcune combinazioni proprio erano un problema per lei. Ne abbiamo affrontata una per volta. Se in una parola o frase, il bambino sbaglia a pronunciare più di una cosa diversa, non correggergli tutto quanto insieme, ma solo quello su cui vi state concentrando in quel periodo di tempo.
  • Non riprendere in pubblico il bambino, non farlo MAI. E nemmeno riprenderlo o correggerlo se si sta parlando di qualcosa di emotivamente importante per lui, ci si può tornare sopra in seguito, quando il grado di coinvolgimento emotivo del bambino non è più elevato.
  • Mettete al corrente le maestre del bambino (ovviamente non davanti a lui) del fatto che vi siete rivolte ad uno specialista e tenerle aggiornate dei progressi e su cosa vi state concentrando in questo momento, in modo che anche loro possono coadiuvare e stimolare il bambino alla stessa maniera
E se ve lo state ora chiedendo: no, non riesco a fare proprio tutto tutto quello che ho detto finora, con il massimo dello slancio, della pazienza e dell’energia. Non sono perfetta, ahimè, ma ci provo, vi giuro che ci ho provato e ci provo tuttora.
Almeno, sulla teoria… ci sono.
Spero che questi suggerimenti possano aiutare e confortare qualche genitore in difficoltà.
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3 commenti

  1. Complimenti per il post e per i suggerimenti dati come mamma per essere d’aiuto ad altre mamme. Io sono psicomotricista, ma anche mamma, e a volte basta davvero poco per aiutare e stimolare il bambino nel suo sviluppo. La terapia è utile quando ci sono serie difficoltà e patologie e serve per dare imput e aiuti al genitore, a lui spetta il compito più grande di accudire, incoraggiare, sostenere aiutare ed accettare il proprio bambino e le sue difficoltà!
    Teresa

    1. Grazie per i complimenti. Spero veramente che queste mie parole possano essere di conforto per dei genitori e spunto per fare qualcosa insieme ai propri figli.

  2. Ciao Micaela,
    il mio bimbo a 26 mesi appena compiuti ancora non dice nulla di nulla 🙁
    sembra non arrivi mai quel momento !
    Rossella

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