Da qualche parte nel mondo

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Lara è una ragazza poco più che ventenne, è un groviglio di dolore, emozioni, espressioni e sentimenti repressi, tenuti dentro lo stomaco senza via di fuga. Un vulcano pronto ad eruttare e distruggere tutto ciò che trova attorno e che riesce quasi a distruggere anche se stessa.
“Da qualche parte nel mondo” è la sua storia.

Questo è il romanzo che sancisce la completa fioritura come scrittrice di Chiara Cecilia Santamaria, blogger di grande successo, già scrittrice di un altro libro, di tutt’altro tenore e profondità.

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L’ho adorato. Questa storia mi ha profondamente rapita.
Non subito, però. Questo lo devo ammettere.
Molto probabilmente ho cominciato a leggerlo in un momento in cui io non ero sufficientemente pronta.
Non si può leggere un libro qualsiasi in un momento qualsiasi. Si attraversano momenti personali, momenti di vita, stati d’animo così diversi tra loro che hanno bisogno di essere accompagnati da diverse letture, o anche da nessuna lettura. Così, per questo all’inizio, ammetto che la lettura di “Da qualche parte nel mondo” non era affatto decollata, anzi. Stava ristagnando nella palude del mio comodino, in mezzo ad altri libri e scartoffie.
Poi, quando ho avuto il bisogno di riprendere in mano il volume, l’ho riaperto dall’inizio. Perchè avevo voglia di rigustarmelo di nuovo daccapo, perchè era arrivato il momento giusto.

da qualche parte nel mondo

Chiara, a mio modesto avviso, dimostra una capacità espressiva e un’analisi del genere umano sorprendenti, nel senso che non che lei stessa non potesse essere capace di tutto questo, il punto è che mi sorprende la modalità con cui lei sia riuscita a dare anima, corpo, parole, movimento ad un personaggio così complesso e tormentato, così contraddittorio e sfaccettato, così pieno di rabbia ed espressività, di creatività e intelligenza, come è Lara. Tutto di Lara è complicato, niente è semplice. Non è la solita ragazza che conduce una solita vita, con le solite incrollabili certezze di quel periodo di crescita, in cui ci si sente padroni del mondo e del proprio destino, in cui tutto è dovuto. Lei è un groviglio di incertezze, di paure, di timori. Lei è un continuo fuggire dai sentimenti, dal suo modo di essere.
Lei non chiede aiuto, non esprime bisogni. Lei non è. E’ spettatrice della sua vita.
Poi però cresce, trova il coraggio di prendere in mano la situazione e, all’inizio, non lo fa da sola. Quando poi si ritroverà veramente da sola ritoccherà di nuovo il fondo, per poi riemergere più forte e potente di prima. Nulla poi riuscirà a fermarla. E a quel punto, finalmente Lara è.
L’altro personaggio è Elena. L’amica incrollabile di Lara. Il suo alter ego, non senza alcuni lati d’ombra, anche lei.
Ma Elena è la solarità a tutti i costi, la voglia di superare tutto e tutti, è la forza, è l’ottimismo, è il porto sicuro, l’unico, che ha Lara.

Sicuramente c’è molto di Chiara in Lara. Non credo che sia così immediato descrivere certi aspetti di lei, certi suoi pensieri intimi, certi suoi baratri, se non li si è visti veramente, con i propri occhi, se non si è toccato quel ciglio in qualche modo. O forse è proprio il talento dello scrittore che riesce ad arrivare a questo apice meraviglioso e terrificante di riuscir a descrivere l’animo umano anche solo come terza persona.
Eccezionale.

Se volete leggere anche un altro parere in merito al libro, vi suggerisco questo del Blog dei Bonzi.

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