Dietro le quinte del bookcrossing

Last Updated on 6 Dicembre 2018 by Micaela

Che io voglia infilare il naso dappertutto, ormai è risaputo. Come è risaputa la mia voglia di incontrare gente, fare cose… in tutti i laghi e in tutti i luoghi. Ecco.

Per questo mi sono inventata sta storia del Bookcrossing, ho trovato la mia dimensione per conciliare tutto quello che mi piace fare: libri, incontri, bella gente e divertimento per tutta la famiglia.

La prima edizione è stata un bel successo, una grande soddisfazione per me e per le altre ragazze che hanno lavorato per realizzarla. E ci ho preso gusto, tanto che ora stiamo dando vita ad una serie di appuntamenti itineranti del bookcrossing, che vogliono portare lo scambio di libri e di letture in giro per la città.

La prossima tappa è il Taste of Roma. No dico, uno spazio del genere non è roba da poco. E la cosa mi manda una scarica di adrenalina non indifferente.

Se siete curiose di sapere come organizziamo questi incontri… ve lo racconto.

Come nasce il bookcrossing: il dietro le quinte

Situazione: riunione di redazione standard nella cucina di Arianna, o da Rosti, oppure via Skype, poco importa la location, di base c’è sempre un tavolo di mezzo e un po’ di cibarie varie sopra, ma soprattutto alcol. Il quantitativo giusto che olia bene le rotelle del cervello, che fa tirare giù il freno a mano sempre tirato durante la giornata, che rende tutto più luccicoso (ma non troppo, eh!).
Arriva il nostro momento, il momento delle confidenze tra amiche, il momento della creatività a briglia sciolta, siamo soltanto noi. Non siamo più mamme, non siamo più mogli. Siamo amiche e basta.

le mie amiche

Ecco, in questo quadretto, immaginate in genere 4 donne attorno al tavolo, a volte anche 5, non più bambine e nemmeno ragazzine… vabbè, diciamolo quarantenni (anche se io, ci tengo a dire che sono la più piccola e ancora non ho varcato la fatidica soglia degli “anta”!). Immaginate l’euforia, le risatine, gli smartphone che vanno e le chiacchiere che aleggiano tutto intorno.
Avete immaginato bene.

Tra una chiacchiera e l’altra, tra un gossippetto, una confidenza, un cruccio, un consiglio, una battuta e l’altro, lanciamo idee, facciamo ipotesi, proviamo a mettere insieme cose ed esce fuori come una sequenza di associazioni di idee: famiglia=>bambini=>storie=>libri=>letture=>scambio… in pratica, esce fuori da solo: è lui, il bookcrossing.
Sta soltanto a noi unire i puntini e cercare di trovare il modo di realizzare l’intuizione (che poi, non è che ci si inventa mai nulla, è antica sta pratica, è solo che ci piacerebbe farla a modo nostro).

“Ok, ma come facciamo?”
“Soprattutto, dove la facciamo?”
“Dai, che è una cosa carina!”
“Spesso ci contattano per fare cose, partecipare ad eventi, adesso facciamolo noi!”
“Sentiamo tizio, vediamo se caio… “

E così si butta giù una lista di persone da sentire, cose da fare. E l’adrenalina (o è la birra?) aiuta a tenere alta l’attenzione, anche se talvolta le nostre chiacchiere e la voglia di raccontarci cose di vita quotidiana ci fa fuorviare dal focus che ci siamo prefisse, per poi tornare a fare il punto della situazione.

E puntualmente quando si avvicina la data dell’evento ci sono cose che non vanno, come sempre, del resto: il primo cruccio è il mal tempo, poi quelli che disdicono, quelli che vogliono aggiungersi a tutti i costi, la persona irreperibile al telefono, quella che ti chiama di continuo… insomma, tanto da fare, ma anche tanto da divertirsi, soprattutto se poi vedi che, nonostante tutto, la giornata fila liscia e sono tutti contenti (più o meno!).

Fuga dalla realtà

A noi piace così, perchè per noi è un piacere, un pretesto per stare insieme, per uscire da famiglia/lavoro/etc., per realizzare cose, per stimolare la parte del cervello che lasciamo dormire normalmente… per far connettere neuroni, per creare e realizzare cose diverse, cercando sempre di migliorarci, di imparare, di crescere.
I preparativi stessi sono divertimento. Qualcuno disse: “Non importa quello che è avvenuto in passato o quello che credi potrebbe avvenire in futuro, importa il tragitto”. Ecco, noi ci godiamo il tragitto.
Siamo mamme che amano cucinare, sferruzzare, incollare, coccolare e sistemare casa. Ma ci piace anche fare altro. E penso di poter parlare un po’ anche a nome delle mie amiche, che “chi si somiglia, si piglia” non c’è storia: riuscire a realizzare qualcosa al di fuori di quello che è la routine quotidiana, ci aiuta maggiormente a vivere la stessa routine con più slancio e con più energia. Abbiamo trovato la nostra dimensione, il nostro equilibrio così.
Sfidarci, porci domande, esplorare nuovi orizzonti come questi, ci fa sentire più capaci e con più voglia di andare sempre più avanti.
Senza considerare poi come tutto questo sia un confronto continuo, un mettersi alla prova, uno stimolo a sviluppare empatia e solidarietà tra noi.

Insomma, se siete mamme, se vi sentite frustrate, se sentite che vi manca un pezzetto della vostra vita pre-figli, ritagliatevi un hobby, un impegno soltanto per voi. Che sia in solitaria o che sia, ancor meglio, in compagnia di persone che vi comprendono e che vi fanno sentire vive, fatelo!
Trovate qualcosa che vi piaccia tanto fare e allora non sentirete nemmeno più la stanchezza. O meglio, la sentirete, ma una volta che farete quello che vi siete prefisse per voi stesse, vi aiuterà a sopportare la stanchezza meglio, senza troppo piangersi addosso e lamentarsi.
Che la famiglia e i figli, possono andare avanti se vi assentate anche soltanto un paio di ore. Ed il mondo è di nuovo nostro.

Per chi volesse partecipare al nostro bookcrossing al Taste: questo è l’evento facebook con tutte le informazioni.

3 commenti

  1. Bello…bellissimo…ma hai qualche suggerimento per me? Con i nonni a 500 km ,il marito che a mala pena riesce a tenere a bada le tre belvette per un paio di ore in occasione di impegni improrogabili tipo riunioni scolastiche, e un solo stipendio che rende pressoché proibitivo chiamare la baby sitter se non in caso di eventi catastrofici… mi sa che assentarsi da casa per questo genere di cose se ne parla quando le bambine saranno in grado di gestirsi da sole!e considerando che la piccola ha due anni e mezzo…ci vorrà ancora un bel po ‘
    Lo ammetto…ti invidio! Con simpatia ma ti invidio!

    1. Ti capisco. O meglio, immagino.
      Trovarti invece un lavoretto fuori casa?
      Dai, che tutto sommato anche la piccoletta non è più tanto piccola, devi aspettare solo un altro annetto.
      Considera che il mio piccolo ora ha 3 anni e mezzo e soltanto adesso parlo così. Prima: col cavolo!

  2. Grazie dell’incoraggiamento! Magari tra un annetto riuscirò a fare cose che ora non immagino…
    Il lavoro fuori casa ce l’ho…grazie al Cielo. È mio marito che purtroppo è disoccupato da un anno e mezzo (fa qualche piccolo lavoro in proprio ma in modo molto saltuario) e questo certo non ci facilita…

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