Faccio outing: anche io ho fatto autoproduzione

Se mi seguite da svariati anni, avete attraversato con me questo periodo della mia vita, in cui non facevo altro che spignattare e cercare soluzioni alternative in casa, alla ricerca di un mio equilibrio, alla ricerca di una mia “me”, alla ricerca di quella perfezione che avrebbe fatto di me una mamma ed una donna di casa perfetta.
Se non mi seguivate ancora vi siete persi un lato di me un po’ delirante.
Dicevo, in quel periodo era particolarmente sensibile all’argomento autoproduzione, di conseguenza, era inevitabile che approdassi nei millemila siti in cui si consigliano cose e in cui il faidate regna sovrano, non soltanto per una questione di bieco risparmio, ma proprio per un fatto di salute.
E la mamma attenta non può tirarsi indietro quando c’è di mezzo la salute. E la salute del pianeta intero.
Sìssignori, ero in quel trip lì. E pure voi avete la vostra dose di colpa-merito: perchè non mi avete fermato!? Perchè!?

Sì, sembra paradossale, ma anche io ho attraversato il delirio green dell’autoproduzione.

autoproduzione

Ho prodotto un sapone liquido per lavatrice a partire da un sapone all’olio di cocco. Il procedimento prevedeva di scioglierlo a fuoco lento in un pentolone colmo d’acqua. Puntualmente quest’acqua saponata, con il bollore, traboccava e andava ad insaponarmi tutto il piano cottura, facendomi perdere un sacco di tempo a pulirlo (ma la schiuma che tirava fuori, ragazzi, non immaginate!)… in compenso avevo dei fornelli splendenti e profumati!
A distanza di anni cosa posso dire di questo sapone? Che non funzionava. Le patacche rimanevano tutte quante sugli indumenti, i lavaggi dovevano essere a volte doppi o tripli, e non serviva niente aggiungere bicarbonato per sbiancare, aceto per ammorbidire. Il bucato non soddisfaceva affatto le mie aspettative. I panni puzzavano di gatto morto.
No. Il risparmio non era tale.
No. Neanche in fatto di inquinamento ero convinta che la cosa funzionasse: se devo sperperare tutte quelle risorse energetiche per lavare i body sporchi di cacchina santa di Massimo, abbiamo perso in partenza!

Quindi, sì ai detersivi predosati, efficaci e profumati. E niente più cucina insaponata.

Un altro tipo di sapone che mi ero messa a produrre era il balsamo per capelli, perchè, soprattutto con Miriam, avevo necessità di qualcosa che mi aiutasse a districarli per bene, ma non mi andava di utilizzare prodotti di supermercato. Volevo qualcosa di più delicato, di sicuro. E via di balsamo ai semi di lino.

Mi chiedo: ma chi diavolo me l’ha fatta fare l’autoproduzione!?
Come balsamo magari poteva funzionare per chi non ha molti problemi di nodi e capelli lunghi (in pratica, per chi non ha bisogno di balsamo per capelli), perchè con Miriam la riuscita era vicina allo zero.
Odore: orrendo, ma se fosse stato efficace, avrei sopportato.

Risultato: bocciato sul nascere. Alcuni cubetti di balsamo sono rimasti nel congelatore fino allo scorso trasloco. Ed ho detto tutto.

Perchè rinnegare il progresso?

Mi chiedo: ma perchè tornare indietro, complicarci la vita, addossarci responsabilità, quando poi la soluzione a tutto questo è ovvia e molto più efficace? In commercio esistono prodotti molto efficaci e non ne servono in quantità industriali, il segreto è non farsi prendere dalla mano e dalle pubblicità. Una volta trovato il prodotto che fa al caso nostro, parlo del mio caso, ora lo uso con gran gusto, senza eccedere e senza fare troppe lavatrici e troppi lavaggi, quindi risparmiando energia, acqua, tempo, …
Perchè non servirci del progresso se questo migliora la nostra esistenza ed ha raggiunto risultati evidenti indiscutibili e ora, tra l’altro, si impegna anche molto al rispetto di canoni di qualità e via discorrendo?
Perchè tornare all’epoca della pietra, se hanno poi inventato la ruota?

D’accordo se si tratta di qualche rimedio volante che si sa a priori essere di gran lunga efficace (ad esempio, come deodorante della lavastoviglie io uso una metà di limone usato ed è meraviglioso!), ma per queste altre cose… lascio stare. Alzo le mani e preferisco vivere. Grazie.

Lo so. Adesso, se volete, andate di commenti pesanti e critiche forti. Me le merito tutte.

#tanaliberatutte!

7 commenti

  1. Da me critiche proprio non le avrai! Pure io sono una parziale autoproduttrice. Non pentita ancora, veramente, ma talmente misera nelle quantità e nella varietà che forse non sono manco ascrivibile alla schiera delle autoproducenti! Diciamo che mi sto focalizzando più sulle torte per ora!

  2. Io non lo so nemmeno cos’è l’autoproduzione!!!

    1. 🙂 allora, dicesi “autoproduzione”…

  3. Auto che???? 😀

    1. ahahahahah! 😀 ecco, appunto!

  4. Durante un corso ho autoprodotto il detersivo liquido da bucato e ne sono stata entusiasta… Va messo direttamente nel cestello, nella pallina. Ne bastano 150 gr. e usando il programma eco (che dura quasi 4 ore, con minor consumo di elettricità) a 60°C ho ho ottenuto ottimi risultati. Purtroppo l’ho finito un mese fa e non ho ancora avuto tempo di rifarlo… L’avevo prodotto con sapone di marsiglia (quello vero) soda solvay, bicarbonato e oli essenziali (sia per disinfettare che per profumare) Non ricordo se c’era qualche altro ingrediente (percarbonato?). Non vedo l’ora di rifarmene un mastello 😉 . In corsi successivi ho imparato ad autoprodurre la candeggina delicata, a base di Acqua ossigenata a 130volumi (buona), anticalcare con acido citrico (OK), dentifricio (che non mi ha entusiasmato) e antizanzare (stupendo!) e da un anno allevo Celeste, la pasta madre. Frazie all’insegnante di chimica che ci spiega anche cosa c’è nei detersivi, cosa fare per proteggere l’ambiente… Interessantissimo!

  5. Diciamo che sul tema della mania di “autoproduzione” e sulla c.d. scelta della decrescita, però distorta, ho scritto ormai anni fa (questo post, se ti interessa: http://mammavvocato.blogspot.com/2013/11/quella-cavolata-della-decrescita-felice.html) e in modo molto critico. Perciò non posso che darti ragione. La penso come te!

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