L’apparenza delle cose: il film sulla sofferenza invisibile

Appena uscito su Netflix ed è già tra i film più visti: “Things heard and seen”, ovvero “L’apparenza delle cose” è un thriller psicologico, paranormale tratto dal romanzo omonimo di Elizabeth Brundage.

L’apparenza delle cose – la trama

Una bella e giovane coppia si trasferisce da Manhattan in una cittadina isolata a nord dello stato di New York. Lui ottiene una cattedra al college locale, lei abbandona il proprio lavoro di restauratrice per far realizzare il sogno al marito, ma se ne pente ben presto.
Il dramma del loro matrimonio si intreccia con la storia del luogo dove si trovano ad abitare. Lei scopre che la casa era stata abitata da famiglie la cui storia non ha mai avuto un lieto fine, anzi, tutti sono dannati.
E avverte la presenza di questi spiriti, che ancora popolano la casa.
La paura di lei verso la situazione diventa quasi un’ossessione agli occhi del marito, che la incornicia nella serie di paranoie e problemi che vive la moglie, tra cui seri disturbi alimentari.

Un dramma coniugale invisibile

Alla base di tutto c’è il dramma coniugale: lei è spaventata da quanto accade in quella casa, ma in realtà il nemico ce l’ha affianco. Lui nasconde la sua vera essenza, le sue vere pulsioni, il suo passato ad una ignara moglie che però si rende conto di tutto e che vomita il suo matrimonio nel water ogni sera.
E sullo sfondo c’è l’ingrediente del paranormale.

I punti deboli del film

E’ un amore tossico, che provoca dolore.
Ho avvertito la solitudine di lei, sulla quale avrei posto l’accento nella storia. Una solitudine lacerante ma che è invisibile agli occhi di tutti, o quasi, esattamente come la presenza degli spiriti.
Sarebbe stato un valido parallelismo, questo, se meglio approfondito e se reso con maggior pathos.

Il finale è stato condotto con frettolosità e superficialità. Peccato.
La storia è stata soffocata e nessuno dei due temi principali è stato condotto con la profondità che richiedeva.

Il cast

Il cast è del tutto centrato: la protagonista femminile Amanda Seyfried, candidata all’Oscar 2021 come attrice non protagonista nel film Monk, è molto intensa e convincente.
La formazione teatrale del britannico James Norton emerge in tutta la sua consistenza nei momenti più drammatici, ma ahimè, non basta a colmare una storia un po’ diluita.

Nel complesso il film cattura l’attenzione e suscita curiosità, quindi buono.

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