Last Updated on 8 Novembre 2025 by Micaela
Nel nuovo film diretto da Celine Song, Material Love, in uscita il 4 settembre, Dakota Johnson è Lucy: brillante, misurata, elegante, e soprattutto bravissima nel suo lavoro… che consiste nell’accoppiare le persone giuste all’interno di un’agenzia per single. In pratica: Cupido, ma con un’agenda in cui annota ogni singola espressione delle persone che incontra.
Il vero amore è ciò che ti dà valore
Lucy è tutto ciò che oggi si apprezza in una donna di successo: indipendente, razionale, empatica al punto giusto, ma senza troppo coinvolgimento. È la persona che scannerizza tutto, raccoglie informazioni e poi tira dritto per le conclusioni. Ciò che ti dà valore, allora fa al caso tuo e ciò che ti dà valore, a suo dire, è poter condurre una vita agiata, senza dover fare i conti a fine mese, senza dover rinunciare ad una cena in un ristorante di lusso in una bella occasione, altrimenti questi sono motivi di troppa tensione in una coppia e a lungo andare tutto si logora per i pensieri, le preoccupazioni, le diverse vedute e le mancate opportunità.
L’amore come una formula piena di numeri
Nel suo mondo, l’amore non è magia, ma matematica applicata: età, reddito annuo, istruzione, centimetri (in altezza, ovviamente), investimento immobiliare. Il romanticismo? Superato. Le farfalle nello stomaco? Una fase passeggera. Il fascino? Lasciamo perdere, ci si stufa anche di quello prima o poi. Meglio puntare su un conto in banca solido che su uno sguardo profondo.
Material love: cercare l’uomo “unicorno”!

E quando nel film lei ripete (più volte, tante volte, troppe volte) che gli “uomini unicorno” — ricchi, perfetti, sistemati — sono un’occasione da non perdere, il messaggio inizia a suonare un po’ troppo come il vecchio: “Una brava fanciulla deve trovarsi un buon partito per accasarsi e metter su famiglia”. Un po’ anacronistico, ma tant’è.
Fortunatamente, la trama prende una piega più interessante quando anche per lei, la calcolatrice dell’amore, le cose iniziano a sfuggire di mano. Si ritrova infatti in un triangolo sentimentale con la sua ex fiamma John (Chris Evans, che qui sfoggia il suo miglior look da “bravo ragazzo con passato irrisolto”) e Harry (Pedro Pascal), affascinante, magnetico… e, guarda caso, ricchissimo. Il rischio? Innamorarsi davvero — e mandare all’aria tutte le sue convinzioni.
Non sempre tutto va come si pianifica (purtroppo e per fortuna!)
La commedia a quel punto si accende, e inizia a scardinare le convinzioni granitiche della protagonista: forse l’amore non si calcola, forse l’amore è anche altro: è anche capirsi con uno sguardo, sentire gli umori dell’altro solo dal tono della voce, è condividere un pezzo di vita vera e non ovattata. Forse, davvero, due cuori e una capanna (anche se è in affitto) valgono più di una suite con vista su Central Park.
Material Love: il cast è giustissimo!
Ora, detto questo: Material Love ha i suoi difetti. La sceneggiatura insiste fino allo sfinimento sugli stessi concetti (quanto costa un buon partito? Chi è l’uomo giusto? E già che si mette al centro la scelta dell’uomo, mi ha disturbato un filo eh), e alcune scene risultano lente, quasi didascaliche. Ma il film si salva — anzi, si lascia vedere con piacere — grazie a un cast fortissimo, che regge la baracca anche quando la sceneggiatura inciampa.
Dakota Johnson è perfettamente in parte, Chris Evans fa Chris Evans (e va bene così), Pedro Pascal è sempre una garanzia, con quel suo sguardo capace di farti sciogliere immediatamente, come un sanpietrino sotto il sole torrido di una giornata estiva romana.
Insomma, una commedia romantica piacevole, elegante, che nel complesso intrattiene.
E forse, sì, ci fa anche riflettere su una cosa: puoi avere tutta la lista dei requisiti perfetti, ma se ti manca quella sensazione lì, tanto vale restare single. O cambiare agenzia. O anche non scegliere affatto, se la scelta deve essere tra Chris Evans e Pedro Pascal. O no?

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