Ognuno ha il proprio 11 settembre

C’è chi li chiama “scheletri nell’armadio”, chi “momenti dolorosi che ti cambiano la vita per sempre”, io, da quel fatidico 11 settembre 2001, ormai chiamo la data del cambiamento, dello sconvolgimento, del terrore: “il mio 11 settembre“.

11 settembre

Perchè tutti abbiamo il nostro 11 settembre

L’11 settembre è quel momento da cui non si può più tornare indietro, dal quale ne esci una persona completamente diversa da ciò che eri.
E’ il momento in cui ti ritrovi davanti ad una realtà inconfutabile, straziante, dolorosa dalla quale non si può scappare, è il punto dopo il quale non penserai mai più nella stessa maniera in cui facevi il giorno prima, perchè ti cambia, ti sconvolge, ti percuote, ti sbatte contro un muro e ti lascia senza fiato, con la testa vuota da pensieri, che ti coglie alla sprovvista e che ti costringe ad affrontare qualcosa di cui neanche sapevi dell’esistenza.

Le mani sudate, il cuore pulsante all’impazzata e le gambe che non ti reggono, la testa ronza, la vista si annebbia e ti senti mancare. Panico. Stupore. Terrore. Tutto mescolato insieme, in una miscela che ti impedisce anche di respirare.
Ed una sola domanda ti rimbomba dentro: “E adesso? Adesso che faccio?”.

Ecco. Questa è la mia definizione di 11 settembre.

La vita è disseminata da istanti più o meno felici, più o meno faticosi, più o meno difficili. Ma pochi sono quelli veramente sconvolgenti.
Sconvolgenti.
Quelli che il dopo non sarà mai più come il prima. E l’attraversamento di quel momento ed il suo superamento, ammesso che ci si riesca prima o poi, è dolorosissimo. Questo è l’11 settembre. Non ci si può sbagliare, individuare il proprio 11 settembre è facilissimo.

Avevo 29 anni. Ero a lavoro. Come ogni mattina. Il mio 11 settembre era una mattinata di gennaio. Una telefonata, una notizia shock. Un caro amico non c’era più.
Il senso di onnipotenza che ci accomunava, i sogni, le bravate fatte insieme, i consigli, la vita trascorsa bella e brutta, le pacche sulle spalle, le risate, i film al cinema, gli occhi guizzanti, i traguardi e le partenze, le vacanze, l’orgoglio e l’aspettativa del futuro, i progetti e quel senso di forza che è proprio di quella età, in cui ti senti padrone del mondo intero, della tua vita e di tutto quel che ti circonda… era tutto finito. Tutto. Non c’era più. Senza preavviso. In un attimo. Pochi secondi.
Come in un film. Un orrido film. Come quell’11 settembre.

No, non può essere. Non è lui.
Avete controllato bene?
Ricontrollate!
Vi dico che non può essere lui.

Continuavo a ripetere agli infermieri del pronto soccorso quando immediatamente mollai tutto e tutti per andare lì, prima urlando incazzata, poi sussurrando in mezzo ai singhiozzi.

Poi la realtà. L’agghiacciante realtà. E poi la sua stanza come l’aveva lasciata quella mattina. Il suo ultimo sms che avevo ricevuto qualche giorno prima.

Non eravamo più onnipotenti. Non eravamo più padroni del mondo.

E la testa che gira, il fiato che manca, il nodo in gola che non si scioglie.

Questo è stato il mio 11 settembre. Quel giorno ho smesso di essere la ragazza spensierata e padrona del mondo che ero. In quel giorno ho capito tante cose. Inutili le lezioni di vita e i sermoni ricevuti fino a quel momento dei miei genitori, che non riuscivo a comprendere e a fare miei, inutili i concetti e gli studi fatti, tutto completamente polverizzato e schiacciato da un accadimento simile. No. Non ero più quella di prima. Da un giorno all’altro.

So che mi capite. Ognuno ha il proprio 11 settembre.

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