I sogni diventano realtà

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Quando la vedo galoppare è come se l’aria che le passa tra i capelli, soffiasse tra i miei capelli.
E’ come se l’impegno che ci mette, fosse il mio impegno.
E’ come se il suo cipiglio, fosse il mio cipiglio.
E’ come se la sua fatica, fosse la mia fatica.
E’ come se il suo orgoglio, fosse il mio orgoglio.
Il mio orgoglio.
La sua gioia è talmente grande che il mio cuore scoppia della sua gioia moltiplicata per due.

a cavallo

Sette anni ad ottobre e monta da sola. Guida il cavallo con sicurezza e padronanza di comandi e riflessi.
Tira le briglie ora da una parte, ora dall’altra per direzionarlo dove lei vuole. Le tira entrambe per farlo fermare dove lei vuole.
Dà colpetti piccoli e decisi con i piedi nelle staffe per farlo partire ed emette versi per farsi capire se cominciare a camminare oppure no.
Gli parla dolcemente, lo chiama per nome e non monta sempre lo stesso cavallo, ma lei ricorda tutti i nomi di tutti gli animali del maneggio.
Gli sussurra, lo incita, gli fa complimenti, lo rimprovera.
Si preoccupa di dargli da mangiare: ogni volta gli porta qualcosa di buono con cui guadagnarsi la sua fiducia e mentre gli dà da una carota lo accarezza: “Perchè mamma, sai, i cavalli capiscono se gli vuoi
bene e io gli voglio un sacco di bene.”
Fa domande al maestro, è curiosa, ribatte e rilancia, mettendolo qualche volta anche in difficoltà.
E’ sicura di sè come non l’ho mai vista in nessun’altra circostanza finora. E’ lei. La mia Miriam. La Miriam dei cavalli.
E’ una Miriam che ancora non avevo mai visto. Credo che la vera Miriam sia sbocciata ora.

Tutto è iniziato un bel po’ di tempo fa…

“Mamma io un gionno vojo andale lì”, mi continuava a dire, quando ancora non parlava bene, anzi, quando ancora la capivo soltanto io. Eppure lei aveva le idee più che precise. La sua non era una richiesta, era una notifica di quanto sarebbe accaduto da lì a qualche anno, perchè le avevo spiegato che a 2 anni non si poteva montare i cavalli, che la sua struttura ossea e muscolare non era ancora ben formata e che sarebbe stato solo pericoloso e basta.
Lei aveva capito. Ed ha saputo aspettare.

L’impegno

Durante questi ultimi due anni, andava in palestra a fare ginnastica artistica con il preciso intento di potenziare i muscoli di braccia, schiena e gambe, tanto che ogni volta che capitava il discorso mi chiedeva: “Ora sono forte abbastanza, mamma?” ed io le dicevo che era sulla buona strada. Che l’equilibrio e la forza dei muscoli l’avrebbero aiutata tanto.
Ha messo da parte i soldi necessari durante l’inverno, racimolando dalla fatina dei denti, dagli spicci sparsi in giro per casa, dai nonni generosi.
La sua era una mira precisa: “Quest’anno ho quasi 7 anni, posso iniziare a cavalcare come voglio io, sono forte ed ho i soldi per farlo!”.
Non potevo mettermi in mezzo.
Non volevo mettermi in mezzo.
Non l’avevo mai vista con questa determinazione e non mi andava di smorzargliela. E’ il suo momento.

Chi sono io per impedirglielo?
E’ felice la mia Miriam. Sul cavallo si sente completa, finalmente lei.
Per lei è libertà, è forza, è potenza, è amore. Una sintonia particolare.

E i sogni, diventano realtà. Basta volerlo con tutte le forze.
Qualcosa mi dice che questo è solo l’inizio di una lunga storia.

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