Una passeggiata nel verde e vita di coppia

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“Dai, Micaè, ora che torna tua mamma qui con noi, perchè non prendiamo l’abitudine la sera di andare a correre un po’? Qui è bello! Dai! Facciamo una cosa insieme!” dice il premuroso maritino, con voce entusiasta, durante un tardo pomeriggio d’estate nella nostra casetta delle vacanze.
Avrei voluto dirgli: “Piuttosto preferisco andare in miniera…” ma non gliel’ho detto, ed ho risposto con altrettanto slancio: “Ma che bella idea! Certo!” sperando che poi, una volta arrivato il momento se ne dimenticasse, si facesse prendere da una valanga di pigrizia, che una tempesta monsonica si abbattesse sul paesello di montagna dalle ore 19.00 alle ore 20.00 ogni giorno, puntuale come un antibiotico.

E invece no.
Se l’è ricordato.
E si è ricordato anche con quanto entusiasmo io avevo accolto la sua proposta.
Dice che ho pure aggiunto una roba del tipo: “E’ vero, sarebbe bello fare questa cosa insieme!”, ma io ho rimosso.
Comunque sia, proprio ieri sera abbiamo iniziato: mi sono cambiata alla velocità della luce, sono riuscita persino ad infilare i pantaloni di una tuta molto attillati che avevo lasciato giacere inermi e abbandonati nell’armadio di qui, che tanto mi sono sempre detta: “Che me li porto a fare a Roma!? Tanto non mi entrano/tanto non li uso…”.
E invece, neanche la scusa di non avere la tuta appresso… vabbè, il fato mi è contro, o meglio, mi sta dicendo che è ora che io faccia qualcosa. Subito e senza porre in mezzo altre scuse.

Scendo a balzelli molleggiati le scale di casa giusto per darmi un tono, già sento di sottofondo le raccomandazioni di Marco e più lui raccomanda e più a me sale il nervoso, ma taccio, perchè non voglio rovinare questo momento di coppia, voglio essere costruttiva, non distruttiva. Sù.
“Cerca di tenere un ritmo serrato, non mollare… respira con il naso, testa alta, forza su… dai che ce la fai… ”
blablabla
Se tutti i personal trainer danno questo senso di nausea e fastidio, per me può decimarsi l’intera categoria in questo istante. Che stress!
Faccio buon viso e cattivo gioco.
“Vuoi iniziare il percorso con la salita o con la discesa?”
Voglio un pacco di biscotti e mettermi davanti alla tv – “Con la salita, ovvio! Ora che sono più riposata meglio iniziare con la salita, no?”
“Bene! Brava!”

passeggiata montagna
Iniziamo a camminare a ritmo parecchio serrato, che altrimenti non serve a niente, continua a ripetere lui, ma per me era fin troppo serrato, visto che Marco ha preso il fugone e lo vedo distante come un puntino all’orizzonte, mentre
io arranco barcollante e con respiro rumoroso.
Provo a distrarmi guardando i cespugli lungo la strada, ma vedo more, tante belle more succose… che male ci sarebbe a fermarsi e a raccoglierne un po’?!
“Dai, forza… non mollare il ritmo, poi è peggio, dai che ci sei…” e lui continua sempre più distante da me, ormai sta in cima all’Everest. E pensare che siamo partiti da un paesello dell’Abruzzo, pensa te!
Ma che bella cosa sto fatto di fare questa attività insieme! Proprio bella davvero!

panorama montagna
Ad un certo punto lui, da lassù, sento mi dice qualcosa, in tono di domanda, ma non riesco ad afferrare bene le parole.
Io rispondo con un semplice: “Ma fatti asfaltare dalla prima auto che passa, che è meglio!” credendo di non esser sentita, come io non avevo sentito lui, e invece no, si gira ridendo e mi chiede: “Qualcosa non va?”
Mi ricompongo, cerco di raddrizzarmi, che nel frattempo la fronte aveva toccato le ginocchia, tanto mi ero afflosciata, e provo a nascondere il fiatone:
“No, no… è che credevo avremmo fatto la passeggiata insieme!”
Allora mi viene incontro sorridendo e incitandomi ad andare avanti.
Ma la salita, lungo i tornanti della stradina di montagna è tosta. Lui è fresco come una rosa. Io sono madida e puzzolente come un maiale.

Scambiamo battute varie, chiacchieriamo, guardiamo il paesaggio mozzafiato intorno… e la passeggiata diventa addirittura piacevole, divertente.
“Dai, che non sei poi così fuori forma!”
Non so se apprezzare il gesto galante di avermi fatto un complimento in quella circostanza, nelle condizioni pessime in cui mi ritrovo, oppure se accopparlo direttamente con una pietra e lanciare il suo corpo nel dirupo e andarmene. Sono dilemmi questi che ti vengono, eh!
Dopo quello che lui ha ritenuto il tempo giusto della salita, finalmente ci giriamo per percorrere la discesa. Lì ho sentito che la mia massa mi aiutava parecchio: bastava soltanto che le gambe seguissero il peso della panza, è stato facile. E infatti, giù di complimenti.
“Ecco lì un campo di ortiche, mo’ ce lo butto dentro!”

Stasera, monsone permettendo, lo rifaremo. Se vedete un pachiderma sudato che cammina sul ciglio della strada, non è stato abbandonato dai padroni del circo del paese, sono io, allungate due noccioline, và…

passeggiata montagna1

4 commenti

  1. Bravissimi! Marco è un tesoro, lo sai vero!?

    1. Lo so, lo so 🙂

  2. Mi hai fatto sganasciare!!! :-)))

    1. vero, eh!? Anche io a ripensarci rido… 🙂

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