L’allattamento non è idilliaco, non per me

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Sono appena tornata dal primo tagliando di Massimo dal pediatra.
Il piccolo gladiatore ha ampiamente recuperato il calo fisiologico e ora pesa ben 3.050Kg e sono veramente soddisfatta!

Tutte le sofferenze dei primi giorni di allattamento sono ripagate in qualche modo, meno male!

Per me l’allattamento non è un momento idilliaco

Eh sì, perchè al contrario di quelle mamme che vivono l’allattamento come un momento idilliaco di instaurazione di un feeling particolare con il cucciolo appena arrivato, che si siedono comode in riva al fiume, con una corona di margherite in testa e tirano fuori la tetta felici e beate (come in questa foto), io lo vivo come un momento di noia mortale.

allattamento idilliaco

E le mie tette mosce lo capiscono benissimo questo mio stato d’animo (bastarde che sono!), tanto che non zampillano mai quel liquido prezioso come fontane, niente affatto!
In quel momento in cui allatto il piccolo, la mia testa fa la lista delle cose che dovrei fare da lì a poco: sistemare il bagno, preparare la cena, raccogliere i giocattoli delle bambine, stendere il bucato,…
E più tempo ci impiega a ciucciare e più quella lista di cose da fare si allunga ed il tempo diminuisce e la mia frustrazione aumenta.

Oltre a tutto questo, che potrebbe essere banalmente ovviabile se solo mi ponessi con lo stato mentale opportuno (come direbbe una brava mamma), io sono di quelle mamme che invece soffrono di ragadi al seno, di crampi all’utero ogni qual volta il piccolo vampiro avvicina la sua dolce boccuccia al distributore di latte alla spina, che sento la fatica alla schiena, tanto da dovermi appoggiare da qualsiasi parte quando sono in piedi, e che sudo anche in inverno quando allatto, sudo tantissimo, soprattutto la notte!
Quindi, no, l’allattamento non mi piace proprio.

Quando prendo in braccio Massimo e vedo che con la sua bocca aperta comincia a cercare il mio seno, nella mia mente prende a suonare la colonna sonora dello squalo: nda…. nda nda… ndandandandandandanda… fino a che afferra il capezzolo e io mi strizzo in duemila smorfie di dolore, cammuffandole malamente agli occhi delle altre bimbe che mi chiedono preoccupate: “Mamma, che fai?!”
Sì, mi manca solo la corona di margherite in testa e divento esattamente come la tipa nella foto. Proprio lei. Anzi, potrei essere io.

E non valgono granchè oli, creme e cremine per far passare il dolore iniziale, quello deve fare il suo decorso e amen! Tocca sopportà!

Lo so, sono un’eretica a dire queste cose, ma la vivo così.

Comunque sia, ci stiamo impegnando entrambi: io mi sono messa “di punta” a bere qualunque brodaglia pur di aumentare il getto dei rubinetti di latte, e Massimo non vorrebbe fare altro che stare attaccato alla tetta a ciucciare un po’ per necessità e un po’ per gioco, soprattutto di notte, in ogni caso vedo che i risultati ci sono… e questo sì che mi rende felice.

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4 commenti

  1. che bella la tua descrizione con la colonna sonora dello squalo hihih davvero azzeccata!!! io invece tiravo calcettini alla sedia, meno male che è durato solo 3 mesi…ahahahahah!!

  2. La descrizione del tuo piccolo squalo, mi ha riportato alla mente dei momenti ancora vivi nella mia memoria…però hai ragione tu, quando la sofferenza è ripagata dai riusultati si sopporta e basta! Coraggio…un grande e intenso abbraccio! Aspetto con ansia qualche immagine dl piccolo squalo gladiatore!

  3. Mi sono di colpo tornate alla mente anche a me le milioni di smorfie che si fanno quando un cucciolino si attacca le prime volte…sembra che ti conficchino aghi su aghi e a rileggerti ho rivissuto forti e chiare le emozioni e i dolori dei quei momenti che tanti considerano idilliaci…mah!!! Resisti però mi raccomando!!!

  4. Ciao, ho letto la tua storia su Pessime Mamme, e mi ci sono ritrovata molto. E ora scopro che anche tu hai un pupattolo appena nato, congratulazioni!! E buon allattamento 🙂 (faticaaaaaah)

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