Quincy Jones a Umbria Jazz: 60 anni di musica e dichiarazioni con varie sfumature

Sorridente, sereno e carico appare Quincy Jones alla conferenza stampa a Roma per il lancio del suo grande concerto a Perugia per l’apertura del 45° Umbria Jazz: Quincy Jones a Umbria Jazz, un evento senza precedenti.

Quincy Jones in concerto all’Umbria Jazz il 13 luglio 2018

Lui, il più grande artista vivente del jazz (e di molti altri generi musicali), per il suo unico concerto all’Umbria Jazz, ha radunato nomi altisonanti del panorama della musica di tutti i tempi per ripercorrere tutta la sua carriera di musicista. Ha riarrangiato personalmente i brani in scaletta e si prospetta uno spettacolo senza precedenti.
Sul palco, insieme a lui, il prossimo 13 luglio ci saranno, tra tanti altri, anche Patti Austin, Take 6, Dee Dee Bridgewater, Noa, Gil Dor e Ivan Lins.

Quincy Jones così festeggia insieme agli artisti più importanti, i suoi 85 anni (splendidamente portati), in questa tappa unica in Italia (e nel mondo, oserei dire!).

Per informazioni e ticket: http://www.umbriajazz.com/pagine/tickets

Ci vuole più cultura della musica

Amante della musica a 360°, grande conoscitore delle radici dei vari generi musicali, Quincy Jones si rammarica che in America sia andata persa la cultura della musica, la conoscenza della storia della musica: i giovani non sanno da dove viene il rap e l’hip hop, non sanno che la musica non è altro che una mescolanza di contaminazioni, non sanno che non esiste un genere del tutto scollegato dal resto, tutto è collegato e tutto ha una motivazione d’essere.
Dice che il rap esiste sin dagli anni ’30, dice che la breakdance ha origini antichissime, a partire dalla capoeira brasiliana…
E’ un pozzo di conoscenza e di storia, Quincy Jones, il re indiscusso del Jazz.

Aneddoti della sua vita: da Donna Summer a Papa Woytila

Risponde volentieri e con generosità alle tante domande, ricorda momenti esilaranti avuti con Donna Summer e con Papa Woytila a Castel Gandolfo, racconta di come nacque il progetto “We are the world”, anche se non ne vuole ancora parlare, se ne è già parlato abbastanza, ricorda della sua esperienza al grande evento del 2004 a Roma, “We are the future” dove raccolse anche tanti artisti italiani per aiutare i bambini che vivevano nelle zone di guerra.
Sono tanti gli artisti che cita: da Celine Dion, a Lionel Richie, da Ray Charles (suo grande amico sin dall’infanzia) a Zaz e tantissimi altri, ne avrebbe da raccontare per ore intere.
60 anni di carriera. 60 anni di musica. 60 anni di conoscenze, tutto questo è concentrato in quell’uomo.

Il suo legame con Michael Jackson… leggermente sbiadito

Ricorda anche spesso Michael Jackson, come potrebbe essere diversamente? E’ stato l’artista con cui in assoluto ha toccato i vertici massimi del successo planetario, ma ci tiene a sottolineare che la sua carriera non è stata “solo” Michael Jackson.
Non scende in dettagli, si limita a raccontare di quanto fosse stato criticato per l’album Thriller, in merito alla sua voglia di sperimentare con Michael, di fare cose nuove e di sentirsi libero (la libertà è l’essenza del jazz, dice)… e nonostante quelle critiche, eccoci qua: Thriller ha riscosso un successo incredibile, più di 130 milioni di copie vendute (e continua a vendere, aggiungo io!).
Non si dilunga in grandi ricordi con Michael (invece mi sarebbe tanto piaciuto sentirne di più, molto di più), chissà, forse per via della diatriba per i diritti di alcuni brani dei più grandi successi di Jackson, o forse per le tante dichiarazioni recenti fatte non del tutto edificanti sul conto di Michael post-mortem…

Non ho mai fatto musica per soldi e per il successo

Sta di fatto che, ribadisce, lui non ha mai fatto musica con l’intenzione di fare soldi e di avere successo, quello è stata una conseguenza non cercata, è capitato e basta.
Sarà davvero così? Si può genuinamente credere a questa affermazione, fatta dall’uomo più geniale del panorama musicale mondiale, da parte di colui che fiuta il talento e il successo a distanza di miglia?
Si può credere a questa affermazione dopo che lui stesso ha richiesto 30 milioni di diritti alla MJJ Estate, per poi ottenerne “solo” una decina?

E’ chiaro che tutto questo ruota attorno al business, come è chiaro che Quincy Jones rimane il re indiscusso della musica… TUTTA!

E non vi dico che emozione è stata essere lì, per me, Jacksoniana da sempre. Se non mi fossi trovata in una sala gremita da giornalisti veri, mi sarei messa a singhiozzare dall’emozione.

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