Che la forza sia con noi!

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Due anestesie nel giro di una settimana, immobilità a letto con braccio in trazione per 5 giorni, intervento al gomito e gesso…
Il tutto quando non si ha nemmeno 5 anni.

Come può reagire un bambino a tutto questo?

Eh, reagisce con la paura, la rabbia, la frustrazione, il dolore, il fastidio, la voglia di alzarsi e cambiare posizione, il timore che non torni tutto a posto… E poi il prurito, il peso di quel gesso al collo: è come se un adulto andasse in giro con un elefante attaccato al proprio braccio.
E ancora: la perdita dell’autonomia, l’impossibilità di correre, saltare, ballare e fare quello che fino a quel momento era come l’aria che si respira.
Senza considerare ora i risvegli continui la notte: una volta per i fastidi, una volta per gli incubi ricorrenti e l’ulteriore attaccamento a me e la paura di non riuscire a fare da solo anche le cose più banali.
La mattina ormai mi alzo più stanca di quando sono andata a letto la sera prima, ma guardo Massimo che sta a casa e cammina in giro e la stanchezza la si sopporta meglio, perchè mi guardo indietro e penso che il peggio sia passato.

Per Massimo è stato, ed è tuttora, una dura prova. Lo è anche per me e per tutta la famiglia. Abbiamo fatto il carico di pazienza e cerchiamo di mantenerlo. Tutti. Sorelle comprese.
E’ vero che i bambini si abituano a tutto. Ma è anche vero che è una gran rottura. Diciamolo.
Lui reagisce arrabbiandosi spesso, ha esplosioni di rabbia incontenibile. Maltratta chiunque gli sia a tiro in quei momenti, per poi rendersi conto di aver esagerato e chiedere scusa. E’ l’unico modo che ha per sfogarsi, se non quello di piangere senza riuscire ad esternarne il motivo.
Molto spesso si tratta anche solo di stanchezza. E la stanchezza cede il passo al nervosismo. E’ un attimo. Una frazione di secondo e l’umore cambia repentinamente. C’è ben  poco da fare, se non assecondare, abbracciare e aspettare che passi.

E’ frustrante per me vederlo in questo stato, lo è stato ancora di più quando era immobile nel suo letto d’ospedale senza poter alleviare affatto il suo dolore (senza soffermarmi a pensare alle future conseguenze di questo incidente, che potrebbe avere ripercussioni…)
Per un bimbo così piccolo non è facile comprendere tutto quello che è successo e che sta succedendo. La sua quotidianità è stata sconvolta. Per una banale caduta. Per un incidente accaduto un giorno qualunque. 

In ospedale continuava a ripetermi: “Mamma, perchè!? Perchè mi è successo tutto questo!?” in maniera disperata. Per lui è una tragedia insormontabile.
Provavo a spiegargli che sono cose che succedono. Ma mi guardava come a dire: “Tu non capisci!“.
Da qui poi è cominciato il crollo della sua autostima: “E’ colpa mia, non sono capace a giocare, sono uno stupido quando faccio così, non potrò più fare quello che mi piace…
E da lì ho provato a spiegare e portare esempi di mille altre persone che si son fatte male alla stessa maniera e che poi hanno ricominciato a vivere esattamente come prima. Che sì, è difficile e lungo, ma che passerà.
Passerà. Deve passare. Per forza.
Ogni giorno che passa è un pezzetto di montagna salita. Arriveremo alla cima e la ridiscenderemo insieme.

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In tutto questo, invochiamo la forza.

E che la forza sia con noi!

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