Il segreto per imparare è divertirsi

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Il vero segreto per imparare è divertirsi. L’ho capito sulla mia pelle, lo sto confermando sulla pelle dei miei figli.
L’unica e sola arma efficace per l’apprendimento è l’interesse, per arrivare all’interesse di bambini e ragazzi, bisogna rendere il tutto appetibile e curioso, per ottenere questo scopo, bisogna divertirli.

Il segreto per imparare è divertirsi e non è una frase fatta, è la realtà

E’ così. Facile a dirsi, ma a farsi?
E’ più facile se ci lasciamo andare anche noi adulti. E’ più autentico se noi per primi ci lasciamo trasportare dal divertimento, mettiamo da parte la lista delle cose da fare e le canoniche cose che ci proiettano in una vita colma di doveri e ci concentriamo su quanto vogliamo che diventi divertente per i nostri figli.

Ma dobbiamo essere convincenti

Per essere davvero convincenti, però, dobbiamo esserne sul serio convinti noi per primi (perdonatemi il gioco di parole).

Per esempio, è ovvio che non c’è nulla di esaltante nell’ascoltare una lezione di storia sui Sumeri, oppure l’elenco dei paesi confinanti con la Liguria o ancora i giorni della settimana in spagnolo. Diciamocelo: è una palla mostruosa!

E allora che si fà?

Ascoltare le loro lezioni è un’incombenza che detesto e loro lo sanno, non perchè glielo abbia detto, ma perchè se ne sono accorti da come il mio corpo, anche involontariamente, lo da a vedere.
Mi irrigidisco, divento insofferente, mi stufo subito, non ascolto a dovere. Insomma, era una doppia sofferenza per me e per loro ed il risultato è per lo più scarso.

Vale per tutte le materie: storia, geografia, matematica, …

Quindi? Quindi, niente, visto che comunque mi tocca, ho pensato almeno di farmelo andare a genio trasformando questo momento in un attimo di risate. E la chiave per le risate è diventare io l’elemento di scherno: storpio parole (“Parlami dei Supèri), così mi correggono, faccio domande senza senso (il quadrato ha 7 lati, 2 angoli ottusi e una proboscide?), faccio il gioco dei mimi per far ricordare loro i concetti… insomma, sì, faccio la pagliaccia. Ma funziona!
E mi diverto. Mi diverto in maniera del tutto autentica, perchè sono una pagliaccia dentro, lo ammetto.

Anche facendo lezioncine di matematica a figli di amici che si irrigidiscono come vedono i radicali (no, non i radicali liberi, quella è una faccenda soltanto per noi over “anta”) e li vedo che vanno subito in apnea. I radicali sono numeri, attaccati come palle al piede al numero che li precede, non c’è bisogno di spaventarsi, vi assicuro che sono più spaventati loro dal dover prima o poi sparire con un elevamento a potenza o una radicalizzazione improvvisa!

E soprattutto per l’inglese!

Altra conferma l’ho avuta di recente con Massimo e i suoi compitini di inglese. Ha affrontato il suo primo test alla scuola che sta frequentando (Kids & Us) e non è andato affatto bene, complici le assenze e la mia mancanza di tempo nel farlo applicare, seppur in maniera blanda, alle piccole attività che deve svolgere settimanalmente.
Ebbene, anche quello lo vivevo come una palla mostruosa e di conseguenza lui come poteva reagire? Lo vedeva come una gigantesca palla mostruosa. Come biasimarlo!?
Poi mi sono messa lì a giocare con gli stickers, a fare le voci, a parlare in inglese, a fargli gli indovinelli, a lanciare caramelle se mi rispondeva in inglese, insomma, di stratagemmi, se uno vuole, li trova. E ci siamo divertiti un sacco, tanto che sono venute a giocare con noi anche le sorelle, incuriosite!

Siate curiosi anche voi e lo saranno i vostri figli… alla lunga eh!

E’ vero, se si ha un insegnante entusiasta, per osmosi, si diventa curiosi e ci si appassiona a quel che ci viene insegnato. E lo stesso dicasi a casa. Quindi, non demandiamo tutto ai professori e agli insegnanti in generale, quando poi siamo noi i primi ad essere annoiati e svogliati. L’esempio vale anche in questo ambito. Anzi, soprattutto.

La vita è già un gran macigno a volte di una pesantezza unica, alleggeriamolo qualche volta e rendiamolo piacevole, a trarne vantaggio non sono solo i nostri figli, ma soprattutto noi.

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