Last Updated on 13 Dicembre 2025 by Micaela

Ci sono amici che arrivano quando ne abbiamo più bisogno e se ne vanno solo quando siamo pronti a farcela da soli.

Quando mio figlio Massimo aveva due anni, scoprimmo che non era mai davvero solo.
Aveva un amico immaginario: il drago Diego. Un draghetto simpatico, tutto verde e paffutello, resistente e sempre in mezzo a noi. Talmente presente che una volta mi ci sono pure seduta sopra. Per fortuna Diego non se la prese: era un drago paziente e affettuoso, proprio come certi amici sanno essere. (Se volete leggere cosa scrivevo all’epoca di Diego, andate qui: https://www.lemcronache.it/drago-diego-amico-immaginario-di-massimo/)

Massimo si prendeva cura di lui. Ci parlava, ci giocava, dormiva con lui. Diego lo accompagnava in un momento tenerissimo della sua crescita, in quel confine magico tra realtà e immaginazione dove tutto è possibile.
Poi, così com’era arrivato, è sparito. Senza drammi. Senza spiegazioni. Come succede a certe cose belle dell’infanzia che servono solo per un tratto di strada.

Un film tenerissimo

Per questo, quando Massi — oggi quattordicenne — mi ha proposto di guardare IF – Amici immaginari, non me lo sono fatto ripetere due volte. Ci siamo ritrovati sul divano, lui con occhi sognanti, io con un nodo in gola che non mi ha più lasciata.

IF amici immaginari: la trama

Il film racconta un mondo invisibile agli adulti, popolato dagli amici immaginari dimenticati, lasciati indietro quando i bambini crescono. Ed è proprio lì che entra in scena Ryan Reynolds, in un ruolo emblematico: una figura sospesa tra due mondi, ironica e malinconica, che incarna perfettamente quel passaggio delicato tra infanzia e maturità. Il suo personaggio è una guida, ma anche una ferita aperta, perché rappresenta ciò che perdiamo crescendo — e che fingiamo di non rimpiangere.

Il cast funziona, la storia è semplice ma profondamente simbolica. Non è solo un film per bambini. È un film sull’abbandono dell’immaginazione, sulla necessità di crescere senza però smettere di sentire.
Perché IF non parla davvero di amici immaginari. Parla di noi. Di quel bisogno segreto di essere visti, accompagnati, protetti. Anche da adulti.

Alla fine del film ho pensato a Diego.
E ho capito che forse non se n’è mai andato davvero. Forse ha solo cambiato forma. Perché, in fondo, tutti abbiamo ancora bisogno del nostro amico immaginario. Anche quando fingiamo di non crederci più.

Il film è adatto davvero a tutti ed è bello guardarlo insieme.

Forse potrebbe interessarti anche:

Di Micaela

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *