Last Updated on 1 Luglio 2026 by Micaela
Dopo il Superman di James Gunn, era inevitabile chiedersi come sarebbe stata questa nuova Kara Zor-El, che abbiamo intravisto nelle scene post credit del film. La risposta arriva dopo pochi minuti: dimenticate la Supergirl perfettina, sempre sorridente e moralmente impeccabile. Questa Kara è tutta un’altra storia.
Brava Milly Alcock!

Interpretata da Milly Alcock, che offre una prova davvero convincente, Kara è un’eroina ruvida, impulsiva, piena di contraddizioni, sdrucita e spettinata. Niente ammiccamenti e tutine sexy. Niente di tutto questo, non ne ha bisogno, non è affatto necessario. È una ragazza che porta sulle spalle un dolore grande e che, a differenza di suo cugino Clark Kent/Superman (David Corenswet), ha visto il proprio mondo morire davanti ai suoi occhi, ha dovuto abbandonare i suoi sapendo di non poterli rivedere mai più. Se Clark è cresciuto nell’amore e nella serenità di una famiglia terrestre, Kara ha conosciuto prima di tutto la perdita. E come tutte le perdite, anche questa è ingiusta. E questa differenza si sente in ogni sua scelta.
Supergirl – la trama
La trama, senza entrare negli spoiler, prende il via quando Kara incontra Ruthye Marye Knoll (Eve Ridley), una giovane determinata a ottenere giustizia dopo una terribile tragedia familiare. Le due intraprendono un viaggio che diventa molto più di una semplice missione: è un percorso di vendetta, crescita, conoscenza e redenzione. Sul loro cammino trovano il crudele Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts), antagonista spietato, mentre l’irresistibile Lobo (Jason Momoa) entra in scena con il suo consueto carisma da mercenario fuori dagli schemi, regalando alcuni dei momenti più divertenti del film. Immancabile anche Krypto, il supercane, che finisce per conquistare tutti praticamente ogni volta che compare sullo schermo.
Quello che mi è piaciuto di più, però, è l’identità visiva del film.
Pur essendo diretto da Craig Gillespie, la mano di James Gunn come architetto del nuovo universo DC si percepisce eccome. Ci sono tutti gli elementi che ormai sono diventati un marchio di fabbrica: colori saturi, una colonna sonora pop capace di evocare ricordi, un gusto retrò e quasi vintage che strizza l’occhio a chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90 e che oggi funziona benissimo, proprio come è successo con Stranger Things. È un’estetica nostalgica, ma mai fine a se stessa: accompagna perfettamente il viaggio emotivo della protagonista.
E Milly Alcock è la scelta giusta.
Non è Superman in gonnella
Non prova mai a imitare Superman e non cerca nemmeno di essere “la versione femminile” di Clark Kent. Costruisce una Kara credibile, sporca, imperfetta, sarcastica, a volte persino irritante. Una ragazza che non ha alcuna voglia di fare l’eroina.
Lei, semplicemente, non vuole rogne.
Vorrebbe stare lontana dai problemi, evitare di caricarsi sulle spalle il destino degli altri. Ma la vita le presenta una situazione troppo grande per essere ignorata, soprattutto quando entra in gioco qualcuno a cui vuole bene. E allora, anche se controvoglia, decide di combattere.
Ed è proprio qui che il film lancia il suo messaggio più bello.
Ci sono tanti supereroi che vincono grazie ai loro poteri. Kara, invece, vince quando smette di farsi dominare dalle proprie ferite.
Perché il vero superpotere di questa Supergirl non è la forza fisica. È la capacità di trasformare il dolore, la rabbia e il senso di colpa in qualcosa di costruttivo.
Kara è autentica
In fondo è questo che la distingue davvero da Superman. Clark è un’anima pura, quasi ingenua, il suo passato si racconta in due parole. Kara è molto più umana. Più complicata. Più criptica. Più pratica. Cade, sbaglia, reagisce d’istinto, si sporca le mani. Ma proprio per questo risulta incredibilmente autentica.
Sì, ci sono i combattimenti spettacolari, i cattivi da prendere a calci e spedire dall’altra parte della galassia, le esplosioni e gli effetti speciali. Ma il cuore del film è un altro.
È la consapevolezza che le cicatrici non sono qualcosa da nascondere. Sono ciò che ci rende capaci di diventare la versione migliore di noi stessi.
Ed è probabilmente questa la lezione più bella che Supergirl ci lascia quando scorrono i titoli di coda. A proposito, non rimanete fino alla fine dei titoli di coda, non c’è alcuna post credit scene. Ecco, questo mi ha deluso un po’, devo ammetterlo. D’altro canto, siamo però tornati ad un film con una durata accettabilissima. Molto bene.
Un film assolutamente da vedere al cinema!