Last Updated on 17 Giugno 2017 by Micaela

Qualche anno fa, poco più di un paio, avevamo deciso di trascorrere un finesettimana lungo fuori, noi con le bimbe.
Eravamo così contenti di poter fare una mini vacanza, non troppo distante da Roma, ma comunque, al di fuori dei nostri soliti giri e lontano dalla solita routine!
Insomma, all’inizio tutto era andato bene, come può andare con due bambine piccolissime: eravamo partiti con i soliti nasi colanti e tossette varie, ma mai avremmo immaginato di incorrere all’impossibile che da lì a pochi istanti si sarebbe scatenato!
In particolare, Melania era un periodo che era insolitamente inappetente e la notte si svegliava per qualche disturbo che non riuscivo a capire, non ho dato troppo peso alla cosa, perchè comunque, febbre e altri sintomi particolari non ce n’erano, quindi siamo partiti senza farla visitare dal pediatra, e quanto me ne sono pentita di questa cosa!
Durante tutto il percorso in auto, la bimba, non ha fatto altro che vomitare e lì, ho dato la colpa al mal d’auto, anche se non aveva mai sofferto di questa cosa prima e cercavo di non abbattere il buonumore della gita.
Poi, però, la cosa ha continuato anche una volta arrivati a destinazione e il tutto si stava aggravando: come ingeriva una qualsiasi cosa (liquida, solida, medicine, sali, etc.) tutto veniva di nuovo tirato fuori, ed erano ormai quasi 48 ore che la cosa andava avanti (sì, era iniziata già da casa! Madre snaturata che sono!).
Ho cominciato a preoccuparmi seriamente. Anche perchè era comparsa anche la febbre.
Ovviamente alta.
Ovviamente di notte.
Ovviamente in un posto dove non conoscevamo nessuno.
Ovviamente il panico ha preso il sopravvento. Non sapevamo neanche da dove cominciare a cercare il numero di una guardia medica, ma dopo i primi attimi di offuscamento delle vie neuronali, l’abbiamo trovato.
Insomma, abbiamo chiamato la guardia medica notturna (e non vi dico il salasso!), che venne e le diagnosticò delle placche in gola particolarmente purulente e dolorose, tanto da causarle quegli atti di vomito continui, quella inappetenza e quelle crisi di pianto inconsolabile e la febbre. Prescrisse degli antibiotici da fare attraverso delle punture, visto che la bimba non riusciva a ingurgitare nulla.
Punture?!??!?!? E chi era (ed è) in grado di farle?
Non certo io. E neanche Marco!
Insomma, non avrei mai iniziato la mia carriera da infermiera proprio in quella circostanza e proprio sul culetto di mia figlia piccola, no?!
Abbiamo chiesto al dottore se, magari, conosceva qualcuno o se proprio lui stesso poteva farcele: la risposta è stato un semplice e secco: “No, non sono autorizzato a farlo e basta comunque chiedere ad una farmacia la lista degli infermieri che possono aiutarvi in questo senso!”.
Bene… dovevamo aspettare quindi la mattina successiva.
Armati di una buona dose di pazienza, ci siamo prima rivolti al centro prelievi che avevamo lì vicino, illusi del fatto che forse lì avremmo trovato una qualche persona di buona volontà capace di fare una iniezione ad una bambina di 2 anni.
Illusi, infatti.
Risposta negativa: nessuno si prendeva la responsabilità, neanche con tanto di prescrizione medica davanti, niente.
Cominciavamo veramente a preoccuparci. Come avremmo fatto?
E in tutto questo, la vacanza, non vi dico: era andata alle ortiche, se non altrove!
Ci rechiamo alla prima farmacia disponibile: finalmente trovo una persona umana a cui, molto probabilmente, ho fatto veramente pena: mancava poco che scoppiassi lì davanti a piangere a fontana, tanto era la mia disperazione e il mio senso di smarrimento totale.
La farmacista mi fa sedere (forse mi ha misurato pure la pressione, non ricordo, stavo singhiozzando!) e poi mi conforta dicendomi che avremmo trovato in qualche modo la soluzione e mi dà un foglio di carta con una lista di infermieri abilitati e non che si recavano a domicilio a fare iniezioni e quant’altro.
Una lista di una trentina di nomi.
Riprendo colore, ringrazio e afferro il telefono per cominciare a telefonare.
Il primo, non risponde.
Il secondo dice che non se la sente di fare una iniezione ad una bambina così piccola.
Il terzo, idem, come sopra.
Il quarto: numero inesistente.
L’ansia ricomincia a crescere.
Il quinto: un centralino, che mi rimanda ad un altro numero, che ovviamente non risponde.
Il sesto: risponde, ma dice che non è disponibile prima di 3 giorni, tra turni da fare e appuntamenti vari.
Vado avanti così.
Fino a quando, verso la fine della lista (avevo le mani che mi tremavano!) mi risponde una infermiera professionale che mi dice che non c’erano problemi e che sarebbe venuta anche immediatamente.
Bingo!
Finalmente poi bussa alla porta e la conosciamo: era una donnona immensa, altissima e robustissima e di colore.
Avete presente la Mami di via col vento? Ecco, lei!
Ora, non che le mie figlie, nè tantomeno io, siamo razzisti, ma immaginate una bambina di due anni, immaginate quanto possa essere picciosa e capricciosa quando sta poco bene, immaginate che debba fare una iniezione… e immaginate che si vede avvicinare una montagna di donna del genere.
Ecco, sì… l’abbiamo dovuta tenere in tre…
al solo ricordo di quegli istanti mi vengono ancora i brividi e ancora sento le sue urla di terrore.
Ma poi, è stata quasi subito bene, la mia piccola Meli… già dopo 12 ore, l’antibiotico cominciava a fare effetto: febbre abbassata e vomito scomparso… il guaio è che l’abbiamo dovuta far venire per altre due volte alla Mami di via col vento… e poi, siamo tornati a casa. Mai come quella volta: CASA DOLCE CASA.
Ecco, magari, in questa circostanza, avrei fatto meglio a stipulare una assicurazione Allianz Global Assistance, almeno per avere qualche riferimento certo immediato e non quel senso di impotenza e di smarrimento.
Magari.
3 pensiero su “Forse era meglio stare a casa?”
  1. aiuto, che esperienza!
    meno male finita in bene, però mi domando: da quando un MEDICO non è autorizzato a fare un’iniezione a una bambina, che sta male davanti ai suoi occhi?
    autorizzato da chi? dal ministro della salute in persona?
    e hai pure pagato! che vergogna!
    a me sembra omissione di soccorso!
    anzi peggio!
    e se la bimba fosse stata ancora più male ad aspettare il giorno dopo?
    magari causando un ricovero?
    roba da pazzi.
    e comunque una volta mia madre chiamò la guardia medica, e l’iniezione di plasil per fargli passare i vomiti glie la fece eccome!
    era lui un grande str., te lo dico io.
    col senno di poi, forse era meglio il pronto soccorso, almeno:
    passavi subito, essendo la bimba piccola (credo )
    l’iniezione era assicurata essendo in ospedale.
    un abbraccio alla piccola convalescente
    Rossella

  2. Oh che brutta esperienza. Il mio avrebbe avuto una crisi pazzesca e si sarebbe arrampicato anche sui muri pur di non fare un’iniezione…Miciomao è fifonissimo…

  3. Ciao mia cara, ultimamente il tempo scarseggia. In vacanza con due pargoli al seguito che ogni tre per due sono annoiati, leggere o commentare i blog altrui mi rimane un po’ difficoltoso. Ma ti leggo sempre sia qua che su fb quando posti qualcosa. Per il resto se ti va, vieni a trovarmi nel mio nuovo, e spero più fortunato del precedente, preso di mira da un acher (chissà se si scrive così!!!), blog. Ti lascio il mio nuovo indirizzo http://universodonnayr.blogspot.it/

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