L’era del cinefumetto: intervista all’autore

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Luigi Ercolani è l’autore del libro: “L’era del cinefumetto. Il modello dell’Universo Cinematografico Marvel nel panorama filmico internazionale” edito da Giraldi Editore.

L’era del cinefumetto

Si tratta di un saggio che ripercorre tutta la filmografia Marvel, passando attraverso riferimenti storici e incroci con la DC Comics (innumerevoli sono i rimandi al Batman di Nolan), sottolineando potenza e coerenza del messaggio, penetrando nei personaggi principali, notandone l’evoluzione e i caratteri distintivi.
E’ un’opera che completa la visione per un appassionato del genere, che scopre lati forse sfuggiti o rimasti in superficie, ma è anche per chi non sa nulla della Marvel, perchè l’excursus che si fa è illuminante e chiarificatore.
Insomma, è un libro necessario per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al genere o che già stanno dentro avvolti fino al collo.

Quindi l’ho letto anche io e le pagine scivolano via.

Quattro chiacchiere con Luigi Ercolani

Qui però, voglio riportare le quattro chiacchiere che ho fatto con Luigi Ercolani, il giovane scrittore.
L’ho conosciuto perché entrambi frequentiamo un gruppo facebook di appassionati della Marvel. Quando ho visto la copertina del suo libro mi son detta: “Lo devo leggere!”. Era tanto che cercavo questo genere di approfondimento e sono stata del tutto soddisfatta dalla lettura del libro, tanto che poi, chiacchierando e confrontandoci, ne è uscita fuori una intervista davvero interessante.
Luigi, non solo appassionato del settore, ma anche studioso del genere, ora mette a disposizione le proprie competenze per nutrire questa passione e farne una professione. Un sogno che diventa realtà, direi.
Molti punti dell’intervista sarebbero da approfondire, perché di appigli per leggere e studiare di più ce ne fornisce molti, il preciso Ercolani, ma ne sarebbe venuta fuori un’altra opera di saggistica e non è questo il nostro intento. Almeno, non per adesso.
La mia lista di domande, appena l’ho stilata, era infinita, è stato difficile e a tratti doloroso eliminarne alcune, perchè era necessario farlo.

Intervista a Luigi Ercolani, autore del libro “L’era del cinefumetto”

Hai iniziato con i fumetti Marvel, oppure sei approdato direttamente sui film?
Ho seguito il percorso inverso. In un periodo molto buio della mia vita mi è apparso Tony Stark, per la precisione “Iron Man 2” dato da un canale televisivo generalista. Fino a quel momento i film Marvel non mi entusiasmavano, ma quell’apparizione è stata salvifica: mi sono aggrappato alla figura di Iron Man e mi ha dato la forza interiore per uscire, alla lunga, da quell’oscuro periodo.

Che differenze ci sono tra fumetti e filmografia?
Posso dire che rispetto ai fumetti c’è più empatia perché gli eroi prendono corpo, sono tridemensionali e “di carne”.

Hai notato un cambio di sceneggiature e tematiche affrontate nei film durante il corso degli anni?
Per certi versi ho notato un progressivo abbandono delle metafore che riguardavano gli Stati Uniti di Bush figlio per estenderle globalmente: la critica alla corsa agli armamenti, a un certo punto, non è stata più solo diretta verso gli USA, ma verso tanto gli USA quanto il mondo. E nello scontro tra gli Avengers di Thanos ho notato persino un richiamo al magistero papale di Giovanni Paolo II: si oppongono infatti la logica di subordinazione della vita alla funzionalità, tipica del malthusianesimo, alla protezione della vita stessa a qualunque costo.

Questi film possono esser visti come lo specchio di questo mondo che sta cambiando?
Questi film possono essere visti come lo specchio di questo mondo mentre cambia e riflette su sé stesso. Tutti i film in realtà per certi verso lo fanno, quelli Marvel sono però concepiti per farlo attirando un pubblico più vasto possibile, di modo che il messaggio arrivi a più persone possibile.

Secondo te, qual è la chiave del successo trasversale tra le generazioni di questi film Marvel?
La capacità di andare proporre eroi ed eroine in cui ogni potenziale spettatore si può riconoscere. In toto o in parte possiamo ritrovarci in uno o più d’uno di questi personaggi, che sono tratteggiati tenendo soprattutto conto del loro lato umano.

A proposito di generazioni, come si inserisce il piano temporale dello spettatore, ovvero di coloro che hanno iniziato a guardare questi film più di 10 anni fa, all’interno delle storie? O meglio, Marvel tiene conto anche dell’aspetto “tempo che passa per lo spettatore” secondo te?
No, non credo. Se non lo fa, fa bene, mentre se lo fa dovrebbe smettere, ma non credo. La trasversalità di questi film risiede nel fatto che ognuno ha tratti in cui ogni spettatore può riconoscersi: la società del 2008 è molto diversa da quella del 2020, ma allo stesso tempo ha punti in comune che possono riorientare nel presente lo spettatore. Va anche aggiunti, però, che ogni film Marvel può essere letto dal singolo spettatore in un modo che porti a una rielaborazione individuale, personale.

Qual è il retaggio che ci lascia Chadviwick Boseman (ndr. l’attore di Black Panther)?
Un retaggio fatto di una forza d’animo che lo ha reso un eroe vero, più del suo stesso T’Challa.

Nonostante catastrofi, lotte, perdite, il mondo Marvel spera nel futuro e nell’umanità. Quanto impatto ha sulle nuove generazioni questo tipo di messaggio? Sono ormai assuefatte oppure sono ancora in ascolto?
Non solo le nuove, ma anche le vecchie. Nessuno potrà mai esserne assuefatto, perché l’essere umano di per sé è proiettato verso il futuro, quindi lavorare, lottare persino, per un futuro che sia giusto per tutti è un messaggio che non passerà mai di moda. Il tema della lotta alla sofferenza passerà solo quando quando passerà la sofferenza, quindi direi che possiamo metterci comodi. Il punto, tornando alla Marvel, è un altro: come rendere questa lotta tra ciò che è giusto e ciò che non lo è? Dalla risposta a questo snodo cruciale passa il successo del messaggio della Casa delle Idee, prima ancora che il successo al botteghino, che è sempre una conseguenza, non una causa, della forza del messaggio.

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