Massimo e il metodo Gordon

Come è ovvio che sia, dopo aver fatto frequentare questo genere di lezioni di musica a Miriam e poi a Melania al nido, ho fatto altrettanto anche con Massimo, così ha seguito per tutto l’anno di nido il corso di musica con il metodo Gordon.

Al contrario delle sue sorelle, Massimo non ha subito reagito positivamente a questo impatto con la musica. Infatti, inizialmente non faceva altro che piangere per mezzora ininterrottamente, abbarbicato a koala addosso alla sua maestra di riferimento.
La cosa non mi meraviglia, anzi, mi conferma quello che è il suo carattere e il suo modo di fare: Massimo detesta le situazioni a lui sconosciute, i visi non famigliari. Non è curioso. Lui preferisce il sicuro, il certo: che siano le braccia della mamma, o quelle di Emanuela (la sua maestra preferita), poco importa, lui solo lì si sente tranquillo.
Insomma, inizialmente, il metodo Gordon era quasi un fallimento con lui.
Poi, un po’ alla volta, si vede che ha cominciato ad abituarsi all’idea di andare in un’aula diversa dalla propria, di interagire con una persona che non fosse Emanuela, di ascoltare suoni e vedere movimenti che non sempre si fanno… tanto che poi, la seconda reazione è stata di talmente tanta rilassatezza e tranquillità, che trascorreva quella mezzora dormendo!
Uno potrebbe dire: “Si vede che il bimbo non è abbastanza stimolato, si annoia, non è interessato…”
E invece no.
Il bimbo si trova talmente a suo agio e al sicuro, che si rilassa e si abbandona, fino ad addormentarsi.
In pratica… se la sta a gode!

Il metodo non si prefigge alcun obiettivo nei bambini così piccoli, non si aspetta un tipo di riscontro e di ritorno da loro, il metodo non fa altro che far fluire note musicali e melodie semplici in maniera del tutto naturale e assecondando quelli che sono i suoni e i movimenti che fanno i bambini a questa età, tanto che si sentono molto più a loro agio loro stessi che noi genitori a queste lezioni.
Infatti oggi sono andata alla lezione aperta ai genitori. Ed ho riscontrato questo modo naturale di fare musica al livello dei bambini.
Loro non è che fanno chissà che manifestazioni di gioia o di meraviglia. Per loro è normale.
Sono suoni che riconoscono, che riproducono benissimo.
Note che riprendono e che restituiscono al mittente.
Ecco cosa fanno.

Oggi a Massi non sembrava vero che ci fossi anche io lì con lui, tanto che mi è stato addosso tutto il tempo, ogni tanto alzava la testolina e mi sorrideva con gli occhi, come per dire: “Vedi mamma cosa faccio quando tu non ci sei? Ti piace?!”
Sì, mi piace.

2 commenti

  1. Anche all’asilo di Fede quest’anno hanno fatto un laboratorio di musica basato sul metodo Gordon e anche lui all’inizio ha pianto! Non perché non fosse curioso, non perché a lui non piacesse la musica: non voleva fare per paura di non riuscire a fare bene e perché reputava la musica come un gioco da fare con mamma (e non con un’estranea). Per fortuna anche lui ha smesso di piangere, ma che fatica!!! Noi abbiamo l’incontro finale mercoledì prossimo.

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