La favola della cattiva notte

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Sono tante e belle le favole da raccontare per accompagnare i nostri bimbi al sonno della notte.
Ci sono favole su storie fantastiche, principesse, amicizie, colori, gioia, mondi incantati, dinosauri e battaglie, coraggio e magia, emozioni…
C’è chi punta su favole classiche, chi va alla ricerca di storie esclusive e innovative, chi lo fa cercando qualche metodo per risolvere piccoli-grandi problemi del momento del bambino, chi invece solo per il gusto di leggere e per trovare un momento di coccola, diverso dal resto della giornata.
Insomma, le motivazioni e le modalità con cui si fruisce di questo istante sono tante. Tutte valide.
Ma ci sono dei libri delle favole, che io definisco proprio brutte. Ma brutte brutte, eh!
Definirei questo tipo di storia, la favola della cattiva notte! Altro che!

Quando rimasi incinta di Miriam, con tanto di bel pancione, ricordo che Marco ed io prendemmo l’abitudine di leggere ad alta voce le favole prima di andare a dormire, non tutte le sere, quando ci andava. All’inizio avevamo scelto un librone con una raccolta di favole classiche: da Pollicino ad Hansel e Gretel… non ricordo neanche più il nome di questa raccolta, perchè deve essere andata persa durante uno dei mille traslochi fatti. Comunque sia, mi piaceva addormentarmi la sera, accarezzando il pancione e ascoltando Marco che leggeva per me e per la piccolina che era dentro di me.
Ma quelle favole erano terribili. Veramente terrificanti, cruente: orchi che facevano a pezzi bambini, streghe che li cucinavano alla griglia con tanto di dettagli raccapriccianti, atti di cannibalismo e di violenza che mi spaventavano al solo sentirli descrivere… dovetti dirgli di smettere di leggere più di un paio di volte, perchè quelle erano pessime favole!

Avete mai letto una favola della cattiva notte?

Una volta stavo alla ricerca di libri per Miriam e per la sua difficoltà nel linguaggio. Volevo trovare una storia che potesse aiutarmi a parlare con lei di questa sua difficoltà, con personaggi in cui lei potesse immedesimarsi e magari, perchè no, capire insieme che non era mica la fine del mondo se lei era un passo indietro agli altri… e via discorrendo.
Su un sito accreditato per mamme, in cui si parla di scuola e di libri, trovai, tra gli altri, la recensione del libro “Parole interrotte“. Visto che veniva proprio suggerito per questi casi, lo comprai senza neanche leggere altro e lo proposi direttamente la sera a Miriam.
Fui molto stupida, in quel caso, avrei dovuto almeno sfogliarlo prima, per rendermi conto… perchè fu veramente una favola della cattiva notte questa!

parole interrotte
Protagonista della storia è una bambina che ha difficoltà di linguaggio e che viene portata dalla logopedista. Qui la dottoressa imputa, come causa delle difficoltà della bambina, il rapporto conflittuale tra i genitori, al fatto che non ci fosse una linea coerente di educazione, al fatto che loro bisticciavano spesso davanti a lei, etc… il tutto la bambina lo scopre origliando mentre la logopedista parla con i due.
Ora, a parte che ho interrotto la lettura man mano che mi rendevo conto della storia, inventandomi dell’altro, mi sono chiesta: perchè diavolo mettere in mente ai bambini idee e paure aggiuntive che, grazie a Dio, nel nostro caso non esistevano nemmeno!? E ammesso anche fossero esistite, ma è modo questo di affrontare problemi simili!?
E, a mio modesto parere, erano pure parecchio discutibili anche le illustrazioni.
Un libro più per noi genitori, che per i bambini, per farci riflettere sui nostri atteggiamenti e su quanto questi possano influenzare anche indirettamente i comportamenti dei nostri figli, non certo un libro per bambini.

Detto questo… oltre al linguaggio, un altro “problema” che stiamo ancora affrontando col piccoletto di casa è la paura del buio e del fatto che spesso si sveglia la notte cercandomi, perchè dice che non vuole stare al buio (anche se gli lascio sempre una lucina accesa nella notte).
Per questo motivo ho preso il libro “Quando avevo paura del buio“, credendo di riuscire ad esorcizzare questo momento e a vedere sotto altri aspetti cose che per lui erano spaventose.
Testo carino, storia avvincente, immagini simpatiche…

quando avevo paura del buio
Non l’avessi mai fatto! Massimo, inizialmente incuriosito dal libro e dalle prime immagini, mi ha costretto ad interrompere la lettura, perchè non faceva altro che aumentargli le paure, era terrorizzato, anche per cose a cui lui non aveva nemmeno pensato. In pratica il libro gli stava inculcando nuove paure e nuovi timori.
Quindi, anche questa l’abbiamo catalogata come lettura della cattiva notte… che magari riprenderemo in mano un po’ più in là, o forse mai più.

E voi? Avete la vostra favola della cattiva notte che avete lanciato per aria e accantonato a data da destinarsi?

PS: Per questo post ho preso spunto dal post di Calamo Scrittorio.

2 commenti

  1. Ciao Micaela! Negli ultimi tempi ho letto tuuuuutto il tuo blog e mi sono appassionata alle vostre storie, siete meglio di un libro o di un telefilm! Dopo questo post ho cercato di andare al successivo, ma era l’ultimo. Ho temuto che avessi abbandonato il blog, invece ho visto che è stato pubblicato proprio oggi (ti stavo leggendo proprio come un libro e non controllavo le date dei post). Evviva, potrò ancora venire a sbirciare! Ultimamente ti interroghi sull’utilità del mommyblogging… Dal mio punto di vista, quando la mamma in questione ha uno stile accattivante, i racconti di vita quotidiana diventano una specie di web-fotoromanzo che appassiona gli amanti del genere. Per me, almeno, è così e ringrazio che ci siano blogger come te che mi facciano fare quattro risate!

    1. Grazie!!!! Che carina che sei!
      Noi come un fotoromanzo?! Mi piace!!!

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