Pregiudizi donne e matematica: quelli che ho incontrato

Vengo da una famiglia in cui i pregiudizi riguardo il legame “donne e scienza” non sono mai esistiti: mio padre matematico ha sempre solleticato e nutrito le curiosità e le attitudini matematiche di entrambe noi figlie, ben capendo che avevamo inclinazioni e doti differenti.
Infatti, alla fine, entrambe abbiamo scelto e concluso studi universitari decisamente scientifici: io matematica, mia sorella ingegnere meccanico.
Boom!
Pregiudizio banalmente fottuto. Così, con due righe appena buttate giù.

Pregiudizi donne e matematica: nulla di più infondato?

Non è nelle mie intenzioni confutare un giudizio che ritengo ormai sorpassato, voglio parlare della lista di pregiudizi che ho incontrato sul mio cammino, legato al concetto donne e matematica. E vi assicuro che ce ne sono certi davvero esilaranti.
Ma andiamo per gradi.

Quando ho aperto gli occhi ai pregiudizi

Solo dopo anni, tanti anni, ho scoperto dell’esistenza del pregiudizio che reputa le donne non capaci e non all’altezza di studi scientifici, che la scienza è una affare per menti maschili e bazzecole del genere.
Fintanto che ho continuato a frequentare ambienti analoghi a me e alla mia famiglia, come l’università, le aziende per cui inevitabilmente siamo andati a lavorare tutti noi laureati in quel momento storico, tutto sembrava omogeneo e lineare. Per me non poteva esistere un’altra realtà, almeno, non per noi appartenenti a questa cerchia illuminata.
Poi ho scoperto, con mio sconcerto, che fuori c’è un mondo che potrebbe non pensarla come noi.
Da quando sono diventata mamma, il mio giro di frequentazioni, di conoscenze si è allargato a macchia d’olio, abbracciando una varietà di persone che mai avrei immaginato prima. Ed è stato proprio in questo contesto che ho fatto la mia scoperta.
Alcune di queste persone mi raccontano di professori e di parenti che pensavano proprio che la scienza non era fatta per la mente ristretta e gretta femminile. Così ho rianalizzato anche il mio passato, ritenendomi davvero fortunata.

In realtà l’avevo già incontrato

A pensarci bene, poi, ho scavato tra i ricordi fossilizzati nella mia memoria ed ho riportato alla luce un reperto archeologico: anche io avevo trovato un omuncolo del genere lungo il mio cammino, che prontamente è stato scansato con schifante ribrezzo, nemmeno si fosse trattato di un pezzo di sterco lungo il marciapiede. Se sei curioso di saperne di più in merito a questo mio momento travagliato di vita, allora leggi di quando sono stata costretta ad andare a ripetizioni di matematica.

E’ ancora così oggi?

Sono convinta che nel 2020, non esistano più persone che la pensino così, voglio sperare che tutto questo appartenga al passato, di quando la mia generazione era adolescente (pochissssssssssimi anni fa, intendo, nevvero!).

Margherita Hack

La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede.

Però ci sono stati dei pregiudizi che ho incontrato e che ho affrontato con il sorriso sulle labbra, perchè non hanno affatto intercettato/sminuito/demoralizzato la mia voglia di andare avanti, anzi, li trovavo divertenti.

Il primo stereotipo donne e matematica.

Le donne che studiano matematica sono tutte racchie

Ed il primo, ahimè, in questo senso è stato proprio mio padre a dirmelo. Da bravo papà innamorato delle proprie figlie, andava dicendomi: “Certo è che sarai la prima matematica bella della storia!”.
Inutile dire che le mie compagne di studio erano delle gran belle ragazze. Ma il pregiudizio era quello. Infatti mi raccontava di donne inavvicinabili quando studiava lui in quegli stessi banchi dell’università, mi diceva di mostri indicibili, inguardabili e di una bruttezza inaudita. Sarà stato vero? Chissà.
Sta di fatto che qualche professoressa che circolava in quei corridoi, il dubbio me lo insinuò, in effetti, ma poi guardavo le altre ragazze e mi rinfrancavo.

Il secondo.

Cosa ci fa una donna con una laurea in matematica? Giusto l’insegnante potrai fare.

E cosa andrai a fare con una laurea del genere in mano? Cosa può fare una donna laureata in matematica?
Il mestiere per eccellenza adatto in questi casi è ‘l’insegnamento, così potrai conciliare bene famiglia e lavoro.

Anche queste erano principalmente parole di mio padre. Che sì, era un uomo illuminato, ma ogni tanto gli si fulminava la lampadina e dovevo farlo ricredere. Del resto, che ne sapeva lui di tutte le ramificazioni di studio che nel frattempo erano state inserite nel corso di laurea? Che ne sapeva dell’avvento prepotente di modelli matematici in tutte le discipline scientifiche: dall’astronomia, alla chimica, passando per la genetica e la geologia e le telecomunicazioni? Insomma, lui ignorava tutto un settore che stava fiorendo proprio negli anni in cui mi stavo laureando e che nulla aveva a che fare con l’insegnamento.
E ovviamente augurava per sua figlia il meglio che la vita possa dare ad una donna: una famiglia, come i dettami della società vogliono.
E questa condizione sarebbe stata difficile da realizzare se fossi stata nel settore della ricerca o in una grande azienda, lui per me voleva la sicurezza del famoso “il posto fisso” e la tranquillità di un mondo circoscritto, protetto e sotto controllo.
Confesso che per un periodo della mia vita anche io ho ambito a diventare un’insegnante, tuttora reputo essere questo non un lavoro, ma una vera vocazione. Chi lo fa per ripiego, si sente forte e chiaro. E gli effetti, a mio avviso, sono devastanti, non sono per le creature che vai a plasmare, ma per te stesso: frustrazione a gogo.
Ecco, ascoltandomi bene nel profondo, questa vocazione non ce l’avevo seriamente, non mi apparteneva: troppa pazienza, troppa responsabilità, troppa capacità di interazione con il mondo genitoriale, no. Non poteva e non può e non farà mai per me.
Altrimenti ora starei scrivendo queste sgangherate righe dal carcere, ne sono convinta.

Chi fa matematica è noioso

Ok, parliamone. Questo l’ho sentito spesso, soprattutto una volta che il mio interlocutore apprende il mio percorso di studi.
Posso assicurare, con assoluta certezza e cognizione di causa, che chi studia matematica tutto è, fuorché noioso.
Certo, si può definire strano, bizzarro, anticonformista, a tratti arrogante e seccante, ma non ho mai incontrato alcuna persona noiosa in quei corridoi universitari. Di stranezze ne vedevo a bizzeffe. Ma di noia, di omologazione, di piattume, mai.
Il pensiero scientifico, contrariamente a quanto si possa pensare, stimola l’ironia e l’autoironia, ti fa trovare dei collegamenti divertenti ed esilaranti in situazioni che normalmente non ne hanno affatto.
Quindi, chi studia matematica è noioso? Sì, continuate a raccontarvela, nel frattempo lui vi starà scandagliando e vi starà trovando tutte le vostre stranezze e incoerenze, tutte quelle a voi note, ma soprattutto quelle che ignorate. E sono proprio quelle le più divertenti. E immaginate quante risate si sta facendo ora.

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