Di appuntamenti disastrosi

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A meno che tu non abbia avuto il cu#o di trovare il tuo principe azzurro, la tua anima gemella, l’altra metà della mela, l’uomo della tua vita a 15 anni d’età, sai cosa significa essere uscita con altri uomini, aver avuto delle aspettative ed essere state puntualmente disattese.
Lo so.
E lo sai bene anche tu.

Ho conosciuto Marco, mio marito, quando avevo 29 anni, prima di lui: una serie di esperienze, alcune belle, alcune brutte, alcune anche durature, altre fulminee. Faceva parte del gioco, della vita.

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Crescendo, si è affinato quel sesto senso che fa subito (o quasi) intercettare di che pasta sia fatta l’altra persona che stai cominciando a frequentare, tanto che ad un certo punto riesci a formulare una sorta di checklist minima, che deve essere soddisfatta dall’uomo con cui stai uscendo.
Sì, una checklist, come fanno i piloti di aerei prima di decollare: tutto deve essere a posto e funzionante prima di intraprendere il viaggio, pena: la vita!

Questa lista parte con dei requisiti di base, necessari al vivere insieme agli altri, del tipo: igiene. Uomini con capelli unti, alito pestilenziale, mani sporche, vestiti impataccati… no. Amici miei, tiratevi a lucido (ma non esagerate!).
Poi andava avanti e comprendeva: grado di galanteria, ironia, grado di egocentrismo, senso di imbarazzo provato a stare con lui, quante volte nominava le sue ex (o sua mamma), intraprendenza,… e altro.

Quante volte ci si incagliava in personaggi sbagliati? Quante volte ho pensato: <>
E mentre la serata scorreva (neanche troppo velocemente), mentre lui era preso dai suoi discorsi e il suo ego, tu non vedevi l’ora di tornare a casa.

Così, in quel periodo, capitò, di uscire con un tipo. Un tipo carino, affabile. Interessante.
Mi diede appuntamento per andare al cinema. Scelse lui film e sala.
Senza propormi di venire a prendermi, mi fece sapere luogo e ora via sms (e già lì… il primo campanello di allarme cominciò a suonare: <<Perchè diavolo non mi telefona? Perchè non vuole dirmelo a voce? … Bah!>>)

Vabbè. Pensai: <<Ok, dai… almeno vado con la mia auto e se la cosa non mi piace, posso tornarmene a casa quando voglio, senza essere costretta a sorbirmelo oltre!>>.

Mi preparai, con la solita cura. Mi presentai all’appuntamento.
Andammo alla biglietteria e lui prese i biglietti (n.d.r.).
C’era da aspettare una mezz’oretta o forse qualcosa di più. Ci fermammo lì davanti al cinema, scambiandoci qualche chiacchiera, niente di coinvolgente, esaltante, divertente. Roba della serie: “Fa freschetto stasera, eh?” Ecco. Chiacchiere da ascensore.
E di nuovo… bah!
Entrammo.
Guardammo il film. Lui non spiccicò una parola. Io ero intenta a guardare il film, dal momento che lui, comunque, si era rivelato fino a quel momento una gran noia.

Finito il film, lui mi fa: “Bene, è tardi. Direi di andare.
Rimasi un po’ sorpresa, ma anche rincuorata, perché tutto sommato non è che ci tenessi molto a trascorrere dell’altro tempo con lui, evidentemente anche per lui era stata la stessa cosa, meglio mettere fine ad una serata anonima come quella nel più breve tempo possibile.
Sì, certo. Hai ragione.” Risposi sorridendo imbarazzata.
Stavo per salutare, quando lui aggiunse: “Ah, per i soldi del biglietto, se non ce li hai spicci, possiamo cambiarli!“.
Cosa? COSA? C O S A ????
In una frazione di secondo penso: <>

Uh, sì. Ecco. Dovrei averli. Tieni.
Ero alquanto seccata. Ma non smettevo mai di sorridere. Mantenni la calma. <> mi ripetevo come un mantra.

Bene, allora ciao ehm…” dissi e mi voltai per andare alla mia auto che avevo parcheggiato in una via laterale lì vicino.
Lui mi raggiunge con un paio di passi e fa come per accompagnarmi all’auto, senza dire una parola.
Ma sì, in fondo era sera ormai, apprezzai questo suo gesto di non lasciarmi andare da sola nella vietta laterale: <> pensai.

E’ stato un bel film, mi è piaciuto molto… ” blaterai qualcosa sul film, giusto per riempire quei momenti di silenzio. Lui annuiva e mi assecondava.
Arrivati alla macchina, apro il mio sportello di guida, di nuovo saluto: “Bene, buonanotte!“. Lui sorride e mi chiude lo sportello.
Il tempo di mettere in moto, e me lo ritrovo seduto affianco, facendomi sobbalzare dallo spavento.
Pensavo, visto che abito proprio qui vicino, potresti darmi uno strappo fino a casa, che dici? Fa freddo…
Comincio a sentirmi a disagio. <>
Non vedevo l’ora che quella sera dell’assurdo finisse al più presto e penso: <<Ok, lo riaccompagno e poi mi dileguo, che non ce la faccio più… non vedo l’ora di raccontare alle mie amiche che razza di pezzo di fango ho ritrovato…>>
Ok, dai, basta che non faccio tardi, domani mattina mi devo alzare presto“.
Sì, tranquilla, in auto da qui sono 3 minuti
<>
Ok“. Sorrido. Ormai ho una semiparesi.

Metto in moto e andiamo. Effettivamente aveva avuto ragione, abitava vicinissimo. Accosto davanti al suo portone, in doppia fila, neanche spengo il motore, perché volevo proprio dileguarmi.
A quel punto lui si gira, appoggia il gomito sul mio sedile, strizza l’occhietto con fare malizioso e mi dice in un sussurro: “Mi sa che non è il caso di chiederti di salire su, vero?
<<COSA? C O S A ???? PURE!!!! Troppo facile, bello mio!!!! Rimborsato, scarrozzato e mo’ pure sollazzato???? Ma per chi mi ha preso??? >>
Sfodero il mio sorriso più aperto e ingenuo: “No, guarda, mi dispiace moltissimo, ma proprio direi che non sia il caso.
Ero già pronta a sciorinare scuse del tipo: ho mal di testa, devo andare a casa ad annaffiare le piante, a portare giù il cane…
E lui aggiunge: “Eh, sì. Lo so cosa c’è che non va.
Ah sì? Lo sa? Uh, meno male va, tiro un sospiro di sollievo: mi risparmia uno dei soliti discorsetti di circostanza. Bravo! Direi che potrei avere una lista infinita di motivazioni per cui non andrebbe bene andare con lui, stavolta me la risparmio.
E va avanti nel discorso, con fare molto rattristato: “Lo so. E’ il mio naso. Non ti piace il mio naso, vero?
<<EH?! MA CHE STA DICENDO?! Il… cosa? Il naso? Ok, dai… ora esce quella disgraziata dell’amica mia fuori con un bel cartello che mi dice che è tutto uno scherzo. Se la prendo, la ammazzo!>>
Dopo questa sua uscita, credevo scherzasse, stavo per scoppiargli a ridere in faccia, quando, guardandolo bene, lui aspettava davvero che rispondessi alla sua domanda
<<Cioè, dico… sta aspettando che risponda seriamente!?>>
Oh, no… ma che dici? No, certo che no! Ecco… ehm… non è il tuo naso, il fatto è che non sei tu, sono io e non sono pronta e…
E andai avanti con la filippica ben impostata, il discorso di emergenza in questi casi.
Mentre parlavo vedevo nel suo sguardo la delusione, la poca convinzione che effettivamente non fosse colpa del suo naso.
Il suo naso.
Ancora non posso capacitarmi, oggi, a distanza di anni, come diavolo se ne fosse uscito fuori questo qui!

Da allora, poveretto, questa storia è diventata la barzelletta della mia comitiva. Quando raccontai ai miei amici cosa mi era successo, erano talmente divertiti dall’accaduto che quando capitava che succedesse qualcosa di triste o che una serata fosse un po’ moscia, mi chiedevano di raccontarla di nuovo… e di nuovo… era diventato il mio cavallo di battaglia.

E tu, sei mai stata protagonista di un appuntamento così disastroso?

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4 commenti

  1. In palestra – quando avevo appena conosciuto il mio futuro marito ma ancora non lo sapevo … io e una mia amica conosciamo 2 ragazzi che per due mesi rompono tutti i giorni X uscire alla fine diciamo di sì più che altro per accontentarli . Ci propongono cena ristorante ci vediamo davanti la palestra ci portano a cena … chiacchierata del più e del meno poi davanti la cassa allora si divide X 4 . La mia amica sbianca perché non aveva portato nulla io invece Santa mamma che mi ha detto tu esci con i soldi anche se ti offrono la cena non si sa mai ! Io capisco al volo e non faccio una piega pago anche per Lei . Poi si esce si fermano davanti la palestra e parcheggiano : noi siamo arrivati . La mia amica quasi sviene io davanti a loro chiamo un taxi … saliamo e addio ! Appena ci siamo rivisti in palestra hanno prooosto altre uscite ! A questo punto la mia amica ripresa dallo shock della serata precedente dice: no grazie mia madre ha detto che non posso uscire con chi non paga la cena e mi lascia in mezzo ad una strada di sera ! Quando ce vo ce vo come di dice a Roma

    1. E che cavolo! Aveva ragione la mamma!

  2. Ma dai, sta storia del naso! Non ci credo!

    1. E’ veroooooooo!!! Giuro!

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