Jojo Rabbit: il nazismo visto attraverso gli occhi di un ragazzino

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Ho deciso di andare all’anteprima del film “Jojo Rabbit” insieme alla mia Miriam (11 anni). Avevo visto il trailer del film e letto la trama ed ho deciso che non sarebbe stato adatto a Massimo (7 anni) e nemmeno all’indole di Melania (10 anni).
Ritengo di aver fatto bene e ora racconto se è Jojo Rabbit per bambini.

Jojo Rabbit – la storia

Jojo è un ragazzino tedesco che vive con sua mamma (splendida Scarlett Johansson) in Germania, durante l’epoca nazista. Il padre è da anni lontano in guerra, quindi loro devono andare avanti come possono.
Il piccolo è un fanatico nazista, tanto da avere come amico immaginario Hitler in persona. E questo Hitler è come non l’abbiamo mai visto: ridicolo, assurdo, sopra ogni schema. Addirittura divertente.


Questo suo amico immaginario lo sprona ad avere coraggio, ad affrontare i nemici, a combattere e a non scoraggiarsi mai, anche quando viene preso di mira dai ragazzi più grandi che spesso lo bullizzano. Infatti il suo soprannome gli è stato dato da loro: “Coniglio”.
Immaginate quindi lo sconcerto quando Jojo scopre che in casa propria, la mamma tiene nascosta una ragazzina ebrea, proteggendola dai rastrellamenti.
Inizialmente combattuto tra il ribrezzo e la paura che gli fa questo “essere” strano, per come gli era stato inculcato da sempre, e la curiosità di sapere, Jojo instaura un rapporto di amicizia e fratellanza con Elsa.
Le cose non vanno del tutto lisce, anche se gli Americani arrivano ed il nazismo viene sconfitto.
Le perdite sono tante, il dolore è tanto. Ma c’è la speranza di poter costruire un nuovo mondo, un nuovo futuro.

Jojo Rabbit per bambini dai 10 anni in su

Il film è assolutamente adatto ad un pubblico di ragazzi e bambini dai 10 anni in su. Viene raccontato in maniera accessibile ai loro occhi un periodo molto buio e molto vergognoso della nostra storia, ormai non più recente (grazie a Dio).
I nostri figli hanno la fortuna di considerare questi eventi lontanissimi nel tempo, ma devono conoscere. Devono sapere fino a che punto l’uomo è riuscito a cadere in basso e a provocare dolore e morte, in nome di una fantomatica razza superiore (e siamo convinti che tutto questo appartenga solo al passato?).
Devono conoscere gli infidi meccanismi di alcuni uomini di instillare la paura e l’odio nei confronti di chi è diverso per poter soggiogare, dominare, controllare, perchè non hanno altri mezzi per farlo, perchè sono incapaci di trascinare diversamente le folle ed emanare quel carisma vero dato dall’essere capaci di ricoprire quel ruolo sul serio. Molto più facile dominare con la paura. Decisamente meglio.
E’ necessario che anche noi ricordiamo. Anche noi.

Il bisogno di essere accettati

Il film parla, nonostante tutto, di speranza, di uguaglianza, di amore per la conoscenza, di coraggio.
Jojo Rabbit rimette al centro quanto tutti siamo diversi ma al tempo stesso abbiamo gli stessi bisogni, la stessa ricerca di essere accettati, amati, compresi.
Così come l’aveva capito la mamma di Jojo, che lavora nel buio per una resistenza efficace, per aprire gli occhi alla gente, così come l’aveva capito il capitano che addestrava i ragazzini alla guerra, che nascondeva la sua vera identità. Così come lo aveva capito la stessa Elsa, riconoscendo in Jojo non un vero nazista, ma soltanto un ragazzino che aveva bisogno di appartenere ad un gruppo e di essere accettato. La fottuta sfortuna ha voluto che quel gruppo fosse di nazisti. Ma tant’è.

E lo capisce anche Jojo. Capisce il senso delle azioni di sua madre, i meccanismi che c’erano dietro a quelle false convizioni, capisce che Elsa è esattamente come lui e che è bella e dolce e in gamba.
Capisce che c’è bisogno di aprire gli occhi.

Ecco, apriamo tutti gli occhi. E manteniamoli tali.
Rispondiamo alle inevitabili domande che scaturiranno e parliamo. Come hanno fatto i nostri nonni con noi.
E portiamo, per ogni evenienza, i fazzoletti, si potrebbe piangere ad un certo punto.

Jojo Rabbit sarà al cinema dal 16 gennaio 2020

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