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La favola di Amore e Psiche

Durante la visita ai Musei Capitolini, le bimbe sono rimaste affascinate dai racconti dei miti dell’antichità (soprattutto Miriam, a dire la verità).
Una volta tornate a casa, mi hanno chiesto di raccontargliela, ma non ne sono stata in grado, anche perchè la nostra guida Barbara (dell’associazione culturale Mage, che si occupa proprio di organizzare visite per bambini a Roma e dintorni) era stata veramente brava, l’aveva resa ancor più affascinante alle orecchie dei suoi piccoli ascoltatori (e anche alle mie, che non è che la conoscessero così bene!), tanto da rapirli e da tenerli incollati ai piedi di quella statua marmorea e quasi morbida!

Insomma, come avrei potuto accontentare la mia Miriam e raccontarle la favola esattamente come l’ha fatto Barbara?
Semplice, ho chiesto a Barbara di scriverla… e ora ve la rigiro… così che anche voi possiate condividerla come interessante e romantica lettura con i vostri bambini, al posto delle solite favole.
E, come tutti i miti dell’antica Roma e dell’antica Grecia, questa “favola” può avere diverse chiavi di lettura ed ha una bella morale anche per noi adulti… che non riusciamo mai a farci trasportare dall’amore vero, dalle passioni, senza infilarci per forza sempre la razionalità e senza farci condizionare dagli eventi circostanti…

Buona lettura e ancora grazie a Barbara!

Questa è una storia molto romantica che racconta le avventure della ragazza più bella mai vista sulla terra di nome Psiche e di Cupido chiamato anche Amore, figlio della Dea della Bellezza e dell’Amore Venere.
Venere era molto gelosa di Psiche e del fatto che tutti le rendessero omaggio scordandosi che la vera Divinità era Lei e non una povera ragazza mortale, così decise di mandare suo figlio Amore in missione speciale.
Avrebbe fatto innamorare Psiche di un uomo brutto, ma così brutto, vecchio, maleducato e povero da vergognarsi di lui.
Ma le cose non andarono come sperato da Venere, infatti Amore che scoccava con il suo arco le frecce magiche che facevano innamorare le persone, si sbagliò ed alla vista di Psiche per la grande bellezza si confuse e inciampando si colpì con la sua freccia così da innamorarsi subito e perdutamente di Psiche. Chi lo avrebbe detto ora a sua mamma Venere che odiava Psiche?
Meglio nascondere Psiche nel suo palazzo facendola trasportare in volo dal sua amico Zefiro, il vento, così che Amore ogni notte, non visto, potesse andare a trovare la sua amata.
Amore aveva fatto promettere a Psiche che non tentasse mai di vederlo in volto e così lui sarebbe tornato ogni sera, altrimenti non l’avrebbe più rivisto.
Per molto tempo passarono notti felici insieme amandosi sempre di più. Una notte però Psiche ormai curiosissima di vedere il viso del suo amato e spinta anche dai consigli delle sue sorelle invidiose che le dicevano che quell’uomo non si voleva far vedere perché in realtà era un mostro e lei avrebbe dovuto ucciderlo una volta scoperto.
Fu così che una notte mentre Amore dormiva lei con una candela si avvicinò al suo viso e scoprì che il suo amato non era affatto un mostro ma anzi era un meraviglioso ragazzo, mentre lo ammirava sempre più innamorata, una goccia di cera della candela cadde sul corpo di Amore che si svegliò e scoperto che Psiche aveva disubbidito alla sua promessa scappò lasciandola sola e disperata a piangere tutto il giorno e la notte seguente, infatti Amore non fece più ritorno a palazzo.
Psiche allora dopo settimane di inutile attesa cominciò a vagare per il mondo in cerca di Amore alla fine sconfortata chiese aiuto proprio a Venere, la mamma di Amore, nella speranza che lei sapesse dove si era nascosto il figlio, ma Venere che era ancora molto arrabbiata e invidiosa di Psiche non solo non la volle aiutare ma la sottopose a delle prove difficilissime, impossibili da superare, dandole la speranza forse di far tornare così Amore da lei. Psiche era disposta a tutto pur di ritrovare Amore ed accettò. Fortuna che le divinità che erano amiche di Psiche l’aiutarono in più occasioni.
La prima prova consisteva infatti nel dividere un enorme cumulo di grano, segale e orzo mescolati insieme, in tre mucchi diversi entro la fine della giornata. Ci sarebbero voluti anni per compiere quell’impresa, per intervento delle divinità arrivarono delle formichine ad aiutare Psiche ed ognuna portava un chicco ad un mucchio diverso così finirono presto e bene l’opera e subito dopo scomparvero.
La seconda prova consisteva nel prelevare e portare a Venere un po’ di lana di alcune pecorelle che pascolavano lì vicino ed avevano il vello d’oro. Psiche si stava precipitando verso le pecorelle, ma una canna che cresceva lì la fermò. La canna le disse che quelle pecorelle erano belve feroci che avrebbero dilaniato il suo corpo, allora le consigliò di aspettare la sera e di scuotere i cespugli lì vicino per poi prendere tutta la lana che vi è rimasta impigliata. Psiche stette a sentire la canna e così superò anche la seconda prova.
Nella terza prova Psiche avrebbe dovuto arrampicarsi su di un monte per riempire con l’acqua di una fonte sacra che sgorgava sulla cima, un’ampolla. Psiche partì di corsa, ma sapeva che era un’impresa impossibile, perché le pareti erano troppo ripide per arrampicarvici. Mentre stava iniziando la scalata, un’aquila reale le strappò l’ampolla di mano e gliela riportò colma d’acqua sacra.
In ultimo la prova più difficile e pericolosa attendeva Psiche, quella di recarsi negli Inferi e chiedere a Proserpina, regina dell’oltretomba, di mettere in un vaso un po’ della sua bellezza. Psiche non sapeva come fare per raggiungere gli Inferi, e stava pensando di uccidersi, ma una torre le parlò e le disse che in una città vicina, c’era un cunicolo che portava agli Inferi, ma avrebbe dovuto portare con se una focaccia mielata e avrebbe dovuto mettersi in bocca due monetine. Quindi sarebbe arrivata al fiume Stige e avrebbe incontrato un vecchio di nome Caronte a cui avrebbe dato una delle due monetine per farsi accompagnare dall’altra parte del fiume. Poi avrebbe incontrato Cerbero, un cane a tre teste, e a lui doveva gettare la focaccia. Psiche riuscì a fare tutto bene e si fece consegnare il vaso con la bellezza di Proserpina. Aveva superato tutte e quattro le prove. Tutte quelle fatiche però l’avevano consumata, e allora pensò di aprire il vaso per diventare più bella di prima. La torre però le aveva detto di non aprire mai quel vaso, altrimenti sarebbe morta. Venere sapeva che il vaso conteneva un veleno e contava su quel veleno per uccidere Psiche. Psiche non resistette alla tentazione e aprì il vaso, ma nel vaso non c’era nulla, a parte un sonno profondo che la fece cadere al suolo. Dal cielo giunse allora Amore, che era riuscito a fuggire dalla cella. Amore rinchiuse il sonno nel vaso e punse Psiche con una delle sue frecce affinché riaprisse gli occhi. Infine la portò in cielo da Zeus che fece bere alla fanciulla un bicchiere di ambrosia. Psiche finalmente divenne immortale e così potè legittimamente diventare la moglie di Amore.
Ebbero una figlia che chiamarono Voluttà e vissero felici e contenti.

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