No ai prototipi, i bambini devono creare liberi

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Ormai con i miei bimbi, partecipo a diversi laboratori creativi.
Insieme ci divertiamo, conosciamo nuove persone, ci confrontiamo e osserviamo i diversi approcci alla creatività.

Spesso questi laboratori si basano sulla proposta al bambino di ricreare un qualcosa come è stato pensato dalla mente dell’animatore/educatore/creativo di turno: “E alla fine realizzerete questo!”, ed in anticipo, si mostra ai bambini il risultato finale fatto dall’adulto.
A questo punto, si da loro tutto il materiale necessario per creare ed i bimbi si armano di buona volontà per cercare di fare quanto è stato loro richiesto. E si divertono da matti!
Bene, benissimo. Ottimo.

Mi chiedo: e se non si facesse vedere ai bambini il prototipo a priori?
Se venissero lasciati liberi di creare in base alla propria fantasia e voglia di fare?
Si potrebbe dire loro di realizzare un determinato risultato finale, glielo si potrebbe raccontare a parole, questo certamente, ma il fatto stesso di farglielo vedere, non li limita? Non crea in loro aspettative?
E se poi un bimbo non riesce a realizzarlo come vorrebbe? Se non si sentisse all’altezza della situazione?
Cosa succede in questi casi?

Non sono una psicologa e non ne capisco nulla in merito, per questo non mi addentro in un campo che non è affatto il mio, ma, da quanto ho osservato, i bambini riescono maggiormente, quando non gli si dà un obiettivo concreto e preconfezionato.
Lasciadoli liberi di esprimere, senza veicolarli su un binario già masticato, a mio avviso, si arriva molto, ma molto più lontano, perchè la mente dei bambini è decisamente più spaziosa, creativa e allegra della nostra. Magari, in questo modo, riescono a creare ancora di più e meglio, che poi: meglio rispetto a cosa?

I lavori risultanti, in questo modo, non si assomiglieranno affatto tra loro, ogni bambino avrà messo del suo, del proprio, per non essere uguale a nessun altro se non per essere fedele a se stesso.

Ci avevate mai pensato? Che ne dite?

4 commenti

  1. dipende. dal tipo di attività, dalla finalità, dal percorso che c’è dietro, dall’età dei bambini.
    e in ogni caso servono entrambe gli approcci, a mio parere, nella giusta misura e per gradi: ovvio che più piccoli sono maggiore sarà la componente di pura e semplice esperienza sensoriale, e quindi a poco serve proporre un prodotto fatto e finito da replicare.
    man mano che crescono però secondo me inizia anche a maturare la curiosità del sapere “come si fa”, dell’imparare passaggi, fasi, movimenti e procedure.
    certo è fondamentale tenere sempre a mente che si sta fornendo loro strumenti e materiali, e che quel che conta è il piacere dell’esperienza, del fare in sé e per sé e non certo il risultato finale in quanto tale.

    1. Ecco, al fatto delle diverse esigenze e richieste in base all’età del bambino, non ci avevo pensato… effettivamente, dare delle linee guida, può essere utile quando crescono, quando vogliono cimentarsi in qualcosa che non conoscono e che va al di là delle proprie conoscenze.

  2. concordo con Shaula, i bambini imparano per emulazione ma non dobbiamo dare loro degli stereotipi preconfezionati. Facile a dirsi!!! A scuola dell’infanzia di orsetta i bambini di 5 anni stanno facendo dei laboratori (di Pittarello e Munari) e stanno lavorando proprio su questo: una casa deve essere per forza fatta con un quadrato e un triangolo? ^_^

    1. Esatto…

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