Unposted: cosa c’è dietro i numeri della Ferragni

Chiara Ferragni è un marchio, oramai. Ed il suo arrivo anche sul grande schermo con il film “Unposted”, addirittura alla scorsa mostra del cinema di Venezia, ne suggella l’indiscusso fenomeno irreversibile e permanente.

Questo film mi ha da subito incuriosito, ne avevo sentito parlare, ho letto recensioni e comunicati stampa, così sono andata sulla mia bacheca di Amazon Prime Video ed ho guardato tutto il documentario di Chiara Ferragni.

Una costruita spontaneità

La cosa che colpisce di questa donna è la grande determinazione e, al contempo, spontaneità. Tutto intorno a lei diventa magicamente glamour, anche senza fare niente. O meglio, sembra apparentemente che non ci sia alcun tipo di lavoro o forzatura, ma il risultato è proprio questo: estrema naturalità.
In effetti Chiara ci è vissuta davanti ad una cinepresa: la mamma, appassionata di fotografia, fa di questo suo hobby, un pallino vero e proprio documentando, in epoche assai non sospette, tutti i singoli eventi della vita delle proprie figlie.
Viaggi, espressioni buffe, litigi, risultati, momenti di famiglia tutto è documentato almeno da un fotogramma.
E Chiara è cresciuta così, parlando già ad una telecamera, quando ancora le ragazzine non sapevano nemmeno dell’esistenza di Youtube o di TikTok. E’ questa la grande differenza della Ferragni: quando per gli altri è novità e mistero, per lei è conoscenza acquisita e pregressa.

Unposted il docufilm sulla vita di Chiara Ferragni

Il film ripercorre non solo una giornata della sua vita, quasi eternamente con la valigia pronta, ma ne rivela le tappe salienti del suo passato.
Famiglia felice, lei e due sorelle, madre e padre molto presenti, poi si separano e da qui lei incamera questa sofferenza senza manifestarla in gesti eclatanti, ma trovando da qui la spinta a fare sempre meglio.
Apre inizialmente il suo blog quando ancora i blog si potevano contare sulle dita di una mano. Quasi in contemporanea apre un suo canale di video (all’epoca ancora non c’era Youtube) dove tutti parlavano di perfetti outfit fashion super glamour e lei, invece, mostra strampalati abbinamenti e di come si veste una ventenne in tutti i giorni della sua vita.
Questa è la scintilla di Chiara: la normalità e al tempo stesso l’originalità dei suoi contenuti, che suscitano curiosità, immedesimazione da parte dei coetanei, attirandole addosso anche molte critiche da parte dei professionisti del settore, nonchè degli haters.

Chiara donna e professionista

Ha dovuto inspessire la propria corazza, elaborare le critiche, imparare da queste, tenere da conto quelle con contenuto e farsi scivolare addosso le cattiverie gratuite. Una donna che sa quanto è importante la sua immagine, quello che dice e quanto fa, perchè potrebbe avere serie ripercussioni, ma che commette talvolta errori, senza vergognarsi di chiedere scusa e di rimediare. Chiara sa che quanto ha ottenuto è frutto di impegno e una bella dose di fortuna e non lo rinnega. Ma quanto è costato andarsi a cercare questa fortuna con tutte e due le mani, quanto c’è dietro a questo risultato che sembra essere piovuto dal cielo?
Chiara ha le sue fragilità e insicurezze e non le nasconde, come non nasconde il resto della sua esistenza. E’ questa la chiave del suo successo, l’aver fatto della propria vita e delle proprie passioni una finestra su un mondo ai più lontano e irraggiungibile.

L’incontro con Paris Hilton

E’ molto simpatico infatti l’incontro di Chiara con una di quelle che erano le sue icone di quando era ragazzina: Paris Hilton. Si nota la differenza tra le due: Chiara quasi emozionata, spontanea, che parla a Paris anche con un pizzico di riverenza, mentre Paris nella sua mega villa rosa, dispensa consigli di vita, senza aver avuto mai la necessità di crearsela, una vita.

Ci sono immagini dei preparativi del suo matrimonio con Fedez, festa stratosferica e a tratti kitsch, parla apertamente delle proprie scelte di vita, anche quelle che impattano inevitabilmente suo figlio Leone, racconta degli incontri che hanno determinato la svolta, delle tante difficoltà superate, dei volta faccia di quelli che considerava fidati amici, delle delusioni.

Sembra quasi una vita come quella di tutti

La sua è una vita come quella di tutti, vista così. Eppure, questa sua vita ha creato un fatturato da capogiro. Ha saputo creare dal nulla un marchio di portata internazionale, diventando un’icona di ispirazione e una macchina da soldi incredibile.
Ha saputo evolvere con i tempi, scoprire e catturare gusti ed elementi di successo, ha indirizzato curiosità e interesse. Molti grandi uomini (e donne) d’affari avrebbero scommesso che il fenomeno “Ferragni” sarebbe stato un qualcosa di passeggero, effimero e che sarebbe imploso su se stesso. Così non è stato. Così non sarà. Perchè Chiara sa come investire, scoprire, trasformare. Non è una ragazzina sprovveduta a cui piacciono tacchi alti e rossetti (o meglio, le piacciono, ma non è solo questo), come molti vogliono vederla.

Guardare oltre i numeri

Coloro che vedono in lei una semplice bacheca instagram con dei numeri pazzeschi, dietro alla quale credono ci sia il vuoto cosmico, invito invece di sollevare quella coperta di lustrini e di spiare cosa c’è sotto: impegno, lavoro, costanza, intuizione. E invito a vedere quanta gente lavora per e con lei ed è felice di farlo, ispirata e collaborativa, grata di far parte di quel gruppo che macina lavoro a non finire.

Chi vuole diventare come Chiara, capisse cosa c’è dietro!

E’ innegabile che gran parte del mondo dei tanto discussi influencer passi da lei, perchè è stata lei a creare questa figura e anzi, l’ha resa professionale.
Un nuovo modello di donna a cui, volendo, ci si può inspirare.
Farei vedere Unposted a tutti i giovani che vedono in Chiara un modello da seguire e a cui ambiscono, per far capire loro che non si diventa influencer contando i cuoricini sotto ad un post. Quelli si arriva ad averli anche per altre vie: meno costruttive e talvolta anche denigranti e svilenti.
Si diventa Chiara Ferragni usando la testa.
E ai genitori di questi giovani, dico anche di vedere il film insieme ai figli.

Sarebbe interessante guardare questo film in classe, a scuola, con gli insegnanti e farne un’analisi approfondita: ce ne sono mille di spunti da cui partire per intavolare discorsi interessanti.
Dalla rappresentazione della figura della donna nel mondo lavorativo (compreso di maternità), al confine labile di privacy nel mondo connesso, all’importanza del proprio comportamento sui social e alle conseguenze di questo, al fenomeno degli haters e a come comportarsi.
Potrebbe essere un metodo efficace che parla ai giovani con la loro stessa lingua e utilizzando i loro stessi strumenti e potrebbero uscirne elementi interessanti.

Criticare senza conoscere, è solo paura dell’ignoto.

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