Piccole donne: la versione più femminista di sempre

Un film perfetto per Natale, ma anche per qualsiasi altra occasione, è “Piccole Donne” del 2019, tratto dal celebre romanzo di Louisa May Alcott.
Di versioni cinematografiche del romanzo ce ne sono tante, ognuna con la propria caratteristica, ognuna che mette in luce alcuni aspetti della storia originale tralasciandone altri. Tutte le versioni raccontano la stessa storia, ma sono molto diverse tra loro per stile narrativo e per punti evidenziati.

Piccole donne del 2019 – qual è la novità?

Nella versione di “Piccole Donne” del 2019, diretto da Greta Gerwig, ciò che è di estremamente originale è il filo narrativo della storia. Si rimbalza dal passato delle piccole donne, fino al termine della storia, intrecciando le diverse storie che prendono forma man mano che la pellicola va avanti.
Un filo contorto ritrovarcisi se non si conosce la storia originale (l’ho visto con i miei 3 figli e loro, non conoscendola a menadito come me, hanno un attimo faticato), ma di certo è che il punto di vista rende la storia nuova anche agli occhi di chi sa a memoria le battute delle recite di Natale sceneggiate da Jo March!

Le vicende delle sorelle March vengono raccontate attraverso gli occhi di Jo, la ribelle. Lei è la sola delle sorelle che non si piega a ciò che la società dell’epoca richiedeva e imponeva alle giovani donne della borghesia. Jo vuole per se e per le proprie sorelle un futuro ricco di soddisfazioni che non debbano necessariamente dipendere dall’unione con un uomo. Jo si rende conto che le possibilità che ha una donna sono tante e devono essere perseguite il parere contrario del resto del mondo. Soltanto rompendo questo meccanismo che le tiene legate e che non le rende consapevoli del proprio valore si può davvero fare la differenza. Ed è esattamente ciò che ha intenzione di fare.
L’amore deve essere una scelta, un arricchimento, un completamento di ciò che si è e non ciò che poi ci definisce. E men che meno se si tratta di un “amore” imposto.
Il contesto storico e culturale dell’epoca viene evidenziato in maniera precisa e chiara: l’impossibilità di entrare nel mondo del lavoro da parte delle donne, l’estenuante ricerca del “buon partito” per le ragazze di una certa età, l’emarginazione delle donne che non rientrano nei dettami canonici (la stessa zia March ricca ereditiera e mai sposata, si definisce come una donna “sui generis” e capace di scegliere il proprio futuro solo perchè ricca). Tutto rende evidente l’intendo del film, che non è solo raccontare delle quattro piccole donne.

Ecco, la vera novità di questa versione del romanzo originale è proprio l’accento che viene messo sulle intenzioni e sullo spirito di Jo, cosa che, a ben vedere, è già del tutto evidente tra le pagine di Louisa May Alcott e che trapela senza neanche troppo sforzo. Possiamo dire che Piccole Donne è una denuncia della condizione femminile dell’epoca tardo ottocentesca? Direi di sì. E Jo è l’urlo che squarcia il silenzio femminile.

Il cast

Cosa dire dell’intero cast del film? Nulla, tutto decisamente delicato, azzeccato, preciso. Emma Watson veste i panni di Meg, Saoirse Ronan quelli di Jo (precisa come un cecchino!), Eliza Scanlen è Beth e Florence Pugh (la sorella di Natasha Romanoff, per intenderci) è la vezzosa Amy.

Fedele e ricca è la ricostruzione storica, interessante e curioso è il brio che viene dato in alcuni passaggi che prendono vita esattamente come me li ero immaginati quando ho letto il romanzo da ragazzina. Simpatica la scena di Jo e Laurie che danzano fuori dalla sala da ballo in maniera sguaiata per prendere in giro i parrucconi che si trovavano dentro. Me li sono sempre immaginati così quei due!

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