Ready Player One

Siamo nel 2045. La realtà è così squallida e desolante, che si preferisce vivere nel mondo virtuale, tutti sono completamente immersi dentro una specie di videogioco.

Reale o virtuale?

Qui si vive, si conoscono persone, si lavora e si guadagna. A parte dormire, mangiare e andare al bagno, tutto il resto lo si svolge indossando un caschetto o una visiera ed una tuta ultrasensoriale.
Pur di sfuggire alla brutta realtà, ormai non si fa più nulla di reale, tutto è virtuale, anche i rapporti tra persone. Tutto è esasperato in questo senso e non è detto che sia del tutto il male assoluto.

Oasis è questo mondo virtuale in cui si vive, è stato ideato da uno scienziato che, dopo la sua morte, ha lasciato disseminato nel gioco delle chiavi da trovare, a seguito di superamento di alcune difficilissime prove, per potersi accaparrare tutta la sua eredità, nonchè il controllo assoluto di quel mondo.
Bello, no?
Peccato che niente è come sembra e che, alla fine, al protagonista servirà anche il mondo reale per poter raggiungere il suo scopo.

Realtà e immaginazione si mescolano e si integrano, dove non arriva l’una, subentra l’altra e viceversa.
Tu sei il tuo avatar e viceversa ed il tuo avatar puoi sceglierlo come vuoi: personaggio verosimile, maschio, femmina, animale, fantastico… come meglio credi. Il punto è che così non sai mai ciò che può trasformarsi in realtà e ciò che è vero solo là dentro, ma poco importa, dal momento che la realtà non esiste.

Stephen Spielberg al massimo del suo genio

Questo filmone di Stephen Spielberg è un dipinto eccezionale di tutta quella che è la cultura pop degli anni ’80 (a decine sono i riferimenti, sia musicali, sia di stile e sia di citazioni) e ciò che ha sempre esaltato questo grande regista, ovvero il gioco e l’avveniristico. [Questo avrebbe fatto impazzire letteralmente anche Michael Jackson, eterno Peter Pan proprio come il suo amico Spielberg].

Il film è molto lungo, supera le due ore, in alcuni punti il ritmo rallenta, ma non delude affatto, soprattutto per chi è appassionato di videogiochi, infatti gran parte del film è girato in digitale ed è fatto divinamente.

Sicuramente è un film per bambini grandicelli, direi dai 10 anni in su, per poter davvero comprendere di cosa si sta parlando.
E’ un film che non demonizza necessariamente la vita virtuale e il nuovo modo di vivere le relazioni, soprattutto tra i giovani, ma sottolinea l’importanza dell’integrazione dei mondi: uno ha senso se esiste anche l’altro. E’ semplice e forse i nostri figli nativi digitali, lo sanno meglio di chiunque altro.

Un capolavoro. Forse come lo è stato E.T. per noi, quando eravamo piccoli, che ne dite?

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