Soul non è un film per bambini

E’ appena uscito l’ultimo film d’animazione Disney Pixar sulla piattaforma DisneyPlus “Soul” e già se ne fa un gran parlare: chi lo reputa noioso, chi ne è rimasto deluso, chi esaltato, chi non ne ha capito il senso, chi si aspettava di versare copiose lacrime come era avvenuto in Coco e non è avvenuto, chi lo considera un capolavoro. Insomma, sono tanti i pareri e tutti discordanti.
Certo è che Soul non è un film per bambini piccolissimi, su questo siamo tutti concordi, almeno per quel che ho letto in giro finora.

Soul non è un film per bambini piccoli

Perchè? Semplice, perchè Soul è un film sul senso della vita e come tale pone degli interrogativi che non sempre un bambino di 4, 5 o 6 anni riesce a cogliere, per questo motivo il film risulta essere del tutto lento e molto noioso per loro.

Un film d’animazione sul senso della vita

Per noi adulti ci sono tante sfumature che si possono cogliere, soprattutto in questo ultimo periodo in cui abbiamo dovuto rivalutare le priorità della vita e dare un senso a questo tempo sospeso in cui non ci sembra di vivere a pieno.
Ebbene, con questo film si coglie l’importanza di ogni singolo attimo, senza dare eccessivo peso alla meta finale, che diventa del tutto secondaria, quella diventa condizionata dalle circostanze, dal contesto futuro, da tante e troppe variabili anche e soprattutto al di fuori della nostra portata. Ciò che è alla nostra portata invece è il “qui e ora” e per questo motivo va vissuto nella totalità della sua importanza.

Soul la trama

Joe è un musicista che si ritrova ad essere un professore bistrattato delle scuole medie, pur di sbarcare il lunario. Il suo sogno è quello di vivere di musica, di esibirsi, di avere un pubblico che lo acclama. Finalmente arriva la sua occasione e si sta per concretizzare, ma un terribile incidente glielo impedisce.

La dimensione ultraterrena delle anime

Qui la sua anima viene catapultata in una nuova dimensione, dalla quale lui cerca di fuggire in ogni modo, proprio per poter coronare il suo sogno terreno.
Rivede sotto altre prospettive la sua vita passata riscoprendola essere inutile, piatta, priva di grandi avvenimenti importanti, vissuta pressoché in solitudine e si rende conto di aver sprecato il proprio tempo. Joe deve fare qualcosa, deve cambiare il suo destino, deve trovare il modo per avere una seconda possibilità.
In questa dimensione parallela incontra l’anima di un bambino che deve ancora nascere, di cui diventa mentore, contraffacendo la propria identità: perché solo le anime di personaggi illustri che hanno lasciato il segno nella storia possono diventare tutori, proprio per ispirare e illuminare i futuri uomini che popoleranno il pianeta. Di certo Joe non avrebbe le carte in regola per esserlo. Eppure è grazie a lui che la nuova anima trova il proprio talento e scopre che vivere è bello.

Soul: un gioco di parole

Il gioco di parole tra Soul inteso come genere musicale e inteso come “anima” si intreccia perfettamente, a mio avviso viene lasciato poco spazio alla musica, dando moltissimo spazio all’aspetto trascendente del messaggio. Peccato.

Le domande esistenziali dell’uomo

Un bel film che tenta di rispondere alle domande esistenziali ancestrali dell’uomo, forse ci riesce o forse dà una ricetta per concludere che qualsiasi cosa ci possa essere dopo la morte, l’importante è aver vissuto una vita piena e consapevole prima, senza avere rammarichi e recriminazioni.
Alcuni passaggi del film sono frettolosi, soltanto accennati e poco intuibili, sembrerebbe sotto certi aspetti una storia “monca”, chissà se è voluto proprio per lasciare appesi alcuni interrogativi oppure se è un effetto non preso in considerazione.

Ad ogni modo, Soul non è un film per bambini ma per adulti, perché siamo troppo presi dalle nostre insulse paranoie, ansie e distrazioni quotidiane per capire che ora è tempo di vivere. E di farlo bene.

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